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EGNA. Notte di gelo in Bassa Atesina, quella fra lunedì e ieri, martedì. Per ora è difficile valutare i danni, sarà necessario attendere qualche giorno. È certo che nella zona delle "basse vigne" di Termeno, dove, dal fondovalle, inizia il terreno collinare verso il paese, le temperature nelle prime ore del mattino erano di due gradi sotto lo zero. Troppo freddo per i teneri germogli dei vitigni di Pinot Grigio e Chardonnay. Anche perché su questo territorio non esistono impianti antibrina. «Sono preoccupato - ci ha detto il presidente del distretto del Bauerbund della Bassa Atesina Reinhard Dissertori che risiede proprio a Termeno - È ancora presto per dirlo, ma ritengo purtroppo che vi siano stati dei danni seri. È una fase delicatissima questa soprattutto per la vite e sono sufficienti pochi gradi di freddo per rovinare una vendemmia. Per i meli invece - ha proseguito Dissertori - il danno potrebbe essere inferiore. Le basse temperature però se non distruggono il raccolto, almeno lo danneggiano: il freddo infatti colpisce la mela con un alone di ruggine. Con queste caratteristiche il frutto o passa come seconda scelta, se va bene, o viene avviato all'industria. Oltrettutto le prime indicazioni ci confermano che per la frutticoltura ci dovremo attendere, anche per quest'anno, una stagione molto difficile». Già prima di mezzanotte le sirene della piana dell’Adige hanno messo in allarme frutticoltori e viticoltori per il pericolo gelata. Nella zona "Mila", il fondovalle a nord di Magré, sul territorio comunale di Cortaccia e di Termeno, gli impianti antibrina sono stati azionati già attorno a mezzanotte. È andata un po' meglio nelle campagne di Egna, dove le temperature sono scese "solo" di un grado sotto lo zero. «Siamo stati, si può dire, fortunati - ci ha detto il frutticoltore ed ex vice sindaco Giorgio Nones - perché verso le 4 del mattino il cielo si è addensato con qualche nube. È bastato questo per bloccare il gelo. Il pericolo gelate però non sarà terminato con la notte passata, dovremmo attenderci fra giovedì e venerdì prossimi, una notte da incubo. Speriamo bene». Sembra un controsenso, ma è proprio il ghiaccio che si forma sulle colture con la pioggia artificiale a salvare il raccolto. Una azione fisica - il passaggio di un corpo liquido a uno solido - provoca un rialzo di temperatura e in questo modo i germogli vengono incapsulati da un lieve strado di ghiaccio e così rimangono integri.


