BOLZANO. Non rispetta la distanza minima di trecento metri da almeno cinque luoghi altamente sensibili imposta (in teoria) dalla legge provinciale per le nuove sale giochi, men che meno rispetterebbe il limite di cinquecento metri annunciato pochi giorni or sono dal ministro per la Salute Balduzzi. Eppure, al civico 50 di via Roma, al posto dello storico Roman’s bar, ieri mattina ha aperto i battenti l’ennesima struttura dedicata al gioco d’azzardo. Gestita da immigrati cinesi, permette di giocare non solo con le classiche slot machine, ma pure con le videolottery, le macchinette di ultima generazione: promettono vincite elevate, fino a 500 mila euro, ma al contempo permettono anche di spendere cifre folli, visto che accettano banconote anche di grosso taglio, comprese quelle da 500 euro.

Come sia potuto accadere non è dato sapere. E, davvero, poco importa. Se i titolari hanno aperto, qualcuno avrà concesso loro la licenza: la Provincia? L’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato? E il Comune, intanto, dov’era?

Sintetizza egregiamente il pensiero del bolzanino medio il titolare di un negozio accanto alla sala giochi: «Ma non c’era una legge che vietava le sale giochi se troppo vicine ai luoghi sensibili? Qualcuno non dovrebbe controllare e, se del caso, negare le autorizzazioni ad aprire?».

Fino a un anno e mezzo fa circa, al civico 50 c’era il Roman’s bar, noto a moltissimi bolzanini perché, gli anni che furono, era fra i primissimi ad aprire assieme al Moretti e all’Internazionale. Chi iniziava a lavorare al mattino molto presto, ci faceva colazione. Poi, come tanti altri locali cittadini, è passato di mano, ma era pur sempre rimasto un semplice bar. Nel corso del mese di agosto, però, si sono eseguiti i lavori di ristrutturazione: è stato eliminato il bar e sono state installate le macchinette. L’ambiente non è particolarmente ampio, ma lo si è sfruttato bene. Per ora, ospita due slot machine classiche subito all’entrata più cinque videolottery nella saletta interna. «Ma ne arriveranno altre», chiarisce sorridendo la sorvegliante cinese, fissa davanti al monitor a visionare le immagini delle telecamere di sicurezza a circuito chiuso.

All’esterno si è pure montata un’insegna: riporta l’immagine di una roulette e di due dadi da gioco. Accanto sta la scritta “Colosseum Jackpot”.

Sulla porta d’entrata, aperta spalancata per mostrare ai passanti la novità, c’è una scritta a caratteri belli grandi, che dice tutto: «La fortuna ti chiama».

Si specifica anche l’orario di apertura: dalle 7 alle 24.30. Vietato fumare. Vietato l’ingresso ai minori di 18 anni.

Nei mesi scorsi la giunta conunale aveva commissionato al servizio informatica del municipio l’elaborazione di una mappa dei luoghi sensibili e dei rispettivi raggi distanziatori entro i quali, a norma di legge provinciale, erano escluse nuove aperture di sale giochi. Il risultato? In tutta la città, nemmeno un metro quadrato era risultato libero e disponibile. Con estrema soddisfazione, il vicesindaco Ladinser e l’assessore alle politiche sociali Randi avevano annunciato: «Non si apriranno altre sale giochi in città».

Con i modesti mezzi messi a disposizione dal web, grazie a Google Earth, abbiamo effettuato una verifica: risultano entro il raggio di 300 metri dalla sala giochi almeno cinque obiettivi altamente sensibili: scuola professionale provinciale di via Roma, scuola elementare Don Milani di viale Trieste, scuola media Da Vinci di via Napoli, parrocchia Sacra Famiglia, Lido. Non occorre commentare.

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