BOLZANO. Il Parco Tecnologico, che aprirà i battenti in autunno, è di nuovo al centro delle polemiche. Questa volta al centro della contesa ci sono i laboratori. In mattinata la Provincia ha annunciato, con il governatore Kompatscher, in che modo saranno distribuiti e utilizzati. E ha spiegato che ci sarà spazio anche per le mummie e per Ötzi. Nel pomeriggio, invece di incassare gli attesi complimenti, è arrivata la doccia fredda con le dure critiche degli imprenditori, che ancora una volta si sono sentiti esclusi.

Ci saranno anche le mummie. Ötzi e i suoi fratelli (e sorelle) troveranno casa tra i laboratori di frontiera dove si preparerà il futuro. Ci saranno infatti anche le mummie, gli studi sugli oggetti che li circondano da millenni, i laboratori che individuano le tecniche magiche che le hanno fatte arrivare intatte fino a noi, i ricercatori che si sono applicati all'uomo di ghiaccio che riposa al Museo archeologico nei nuovi spazi del "Noi", il Parco tecnologico in Zona. Potranno trovare casa perché la Provincia ieri ha scovato altri 3 milioni di euro per ridisegnare il programma planivolumetrico del suo corpo centrale, appena terminato dal cantiere guidato dall'architetto Lucchin. «Abbiamo dovuto adeguare le infrastrutture previste inizialmente con nuove integrazioni», ha commentato Arno Kompatscher al termine della giunta di ieri mattina. Assieme agli studi sulle mummie, nel Polo troveranno casa nuovi spazi per la fluidodinamica e laboratori di ricerca sull'agroalimentare, uno dei settori di punta nella grande struttura a Bolzano sud. A gestire le "stanze dell'innovazione" saranno gli inviati sul campo della Lub, di Eurac research e del centro di Laimburg. E proprio sull'Eurac si sono appuntate le attenzioni, perché saranno i suoi ricercatori del centro analisi sulle mummie a spostarsi nel Parco tecnologico e per questo era necessario prevedere luoghi appositamente attrezzati. Viene inoltre allestito uno spazio dedicato alla fluidodinamica ricavato nell'atrio della vecchia Speedline, con apparecchiature specifiche per eseguire studi sulla dinamica dei fluidi e dei gas. Ma la decisione della giunta di ieri e in qualche modo strategica perché insiste su due direttrici "politiche" del Noi: la sinergia e la ottimizzazione delle risorse perché i nuovi laboratori non saranno esclusivi per ogni istituto ma saranno usati dai vari "players" a turno e quindi saranno evitate sovrapposizioni; e in secondo luogo perché il tutto sarà messo a disposizione delle imprese che volessero monitorare la resa dei loro prodotti e verificarne i possibili miglioramenti. In ogni caso e nonostante queste integrazioni, è stato confermato che il Polo aprirà le sue porte il 2 ottobre su una superficie di 12 ettari e sarà strutturato per moduli di ampliamento a seconda dei bisogni delle aziende private che vi si installeranno . Mentre il cuore del Noi è di 12mila metri cubi, tutti nel suo edificio centrale. I terreni di ricerca sono stati individuati negli ambiti più vicini al possibile sviluppo economico e imprenditoriale del territorio e cioè l'agroalimentare, l'automazione, la tecnologia alpina, le energie rinnovabili.

La replica degli imprenditori. Gelida la replica di Assoimprenditori, affidata ad una breve notra in cui ci capisce perfettamente quanto le parti siano distanti sulla (spinosa) questione. «Gli investimenti aggiuntivi in ricerca e innovazione sono sicuramente positivi, ma siamo sorpresi dal mancato coinvolgimento delle aziende in questa decisione. Il loro contributo è fondamentale per il successo dell’attività di ricerca dei laboratori», afferma il presidente Federico Giudiceandrea.

E ancora: «Tecnologie alpine, legno, alimentari, edilizia, automotive: in questi e molti altri settori l’Alto Adige è all’avanguardia grazie alle sue imprese. L’innovazione si fa all’interno delle aziende e l’attività di ricerca, per avere successo, deve essere programmata insieme a loro. I laboratori del parco tecnologico dovranno quindi orientarsi soprattutto alle esigenze che arrivano dalle aziende: solo in questo modo potranno creare valore aggiunto per il territorio», aggiunge Giudiceandrea.

La linea proposta da Assoimprenditori è molto chiara: «Ci aspettiamo che al Noi Techpark venga messa a disposizione una governance professionale che valuti in base a criteri oggettivi e business plan ben definitivi l’attività di ricerca. I laboratori dovranno essere misurati anche in base alla loro capacità di attrarre risorse private: dovranno essere sostenuti solo quelli che saranno in grado di raccogliere una parte importante del finanziamento necessario attraverso la vendita di servizi alle imprese, altrimenti si rischiano di sprecare risorse pubbliche per attività che non hanno ricadute concrete sul territorio», sottolinea Giudiceandrea. Attraverso un utilizzo mirato dei laboratori, gli stessi enti di ricerca presenti nel NOI Techpark potranno migliorare la collaborazione con l’economia. «Enti ed istituti di ricerca rappresentati all’interno del Noi Techpark oggi si finanziano quasi esclusivamente con fondi pubblici. C’è un potenziale ancora molto ampio per rafforzare il legame con le imprese del territorio e creare così insieme nuova occupazione ad alto valore aggiunto. Siamo pronti a pagare per servizi di qualità, ma è chiaro che dovranno essere definiti in base alle esigenze delle imprese», chiude il presidente di Assoimprenditori.

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