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BOLZANO. Dopo l’ecatombe nel Canale di Sicilia, dove hanno perso la vita 850 migranti, il dramma dei profughi ieri è stato al centro anche della riunione della giunta provinciale oltre che del vertice, svoltosi a Bolzano, tra le polizie di Italia, Austria, Germania. Il governatore Arno Kompatscher ha detto di "essere pronto ad individuare nuovi siti in tutta la provincia, d'intesa con i Comuni, in modo tale da non farci trovare impreparati nei prossimi mesi, di fronte all’assegnazione di nuovi profughi da parte dello Stato".
«Il contingente - ha detto il presidente della giunta - che ci viene inviato dallo Stato è giustificato - stiamo parlando dell'1% su base nazionale - e non vogliamo che le persone in fuga dalle guerre siano costrette a dormire per strada. Attualmente sono ospitati in Alto Adige 420 profughi, ma gli eventi drammatici di questi giorni ci impongono di accogliere altre persone». I primi 50 posti sono in fase di allestimento all’ex caserma Gnutti in Val di Vizze.
In fuga verso Nord. Ma ai profughi assegnati alle diverse regioni dallo Stato, si aggiungono quelli che in Italia non ci vogliono rimanere e per bloccarli al Brennero, nell’incontro di ieri tra i rappresentanti delle tre polizie, sono state confermate le pattuglie trilaterali sui treni - come chiesto da Austria e Germania -, nonostante le pressanti richieste di Mario Deriu, segretario del sindacato di polizia Siulp, secondo cui tutto quello che si sta facendo è “l’apoteosi dell’inutilità”. «Perché - dice Deriu - non possiamo bloccare gente che lascia il proprio Paese dove ha la certezza di morire, per inseguire la speranza di sopravvivere».
Il questore Lucio Carluccio conferma: «Negli ultimi giorni l’arrivo dei profughi è aumentato, perché il flusso verso il Brennero è direttamente proporzionale agli sbarchi. Ciò ha comportato un ulteriore carico di lavoro per la polizia ferroviaria. Ma dall’incontro tra i rappresentanti delle tre polizie non ci si poteva attendere nulla: è stato eccessivamente enfatizzato. È un tavolo tecnico che si riunisce periodicamente per fare il punto della situazione. Le decisioni vengono prese a livello di Ministero dell’ interno dei tre Paesi».
Di più il questore non dice.
Ma è ormai sotto gli occhi di tutti che le procedure seguite sono inutili, perché come sostiene Deriu si vuole bloccare una “diaspora biblica con due poliziotti”.
In stazione. Anche ieri in stazione a Bolzano sono arrivati un’ottantina di profughi - giovani, vecchi, bambini che vengono dai posti più disparati e hanno negli occhi l’orrore di ciò che si sono lasciati alle spalle - e si è ripetuto il solito triste copione. «Gli agenti - spiega Deriu - fanno scendere dal treno coloro che non hanno i documenti e li invitano a presentarsi nell’ufficio della Polfer dove vengono identificati, quindi accompagnati in questura per essere fotosegnalati. Ormai è un viavai continuo di macchine della polizia dalla stazione in questura. Acquisite foto e impronte, vengono invitati a presentarsi all’ufficio immigrazione per iniziare l’iter e vedersi riconosciuto lo status di profugo. Inutile dire che nessuno si presenta, perché nessuno vuole restare in Italia». Per chi invece si rifiuta di farsi identificare, per evitare di incorrere nel Dublino III - il Regolamento che prevede che il Paese europeo che si deve prendere carico dei profughi è il primo dove hanno messo piede - scatta la denuncia. Ma il risultato è lo stesso: «Sia chi si fa identificare che chi si rifiuta torna in stazione e con ogni mezzo cerca di salire sul primo treno diretto al Brennero. Il viaggio dura poco, perché al confine vengono fatti scendere e rispediti in Italia dagli agenti austriaci. Ma sul nostro territorio ci restano il minimo indispensabile, perché prima o poi, in mezzo a mille rischi, il Brennero lo passano comunque». Di qui la richiesta di ritirare le pattuglie trilaterali sui treni e sospendere Dublino III, per consentire la mobilità all’interno dell’Ue, nella consapevolezza che gente in fuga da guerre e miserie non si ferma di certo di fronte ad un trattato.


