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BOLZANO. Il progetto è nei cassetti della Provincia. E da poco anche del Comune. Dice questo: Bolzano avrà un nuovo stadio del ghiaccio per l'hockey. In particolare per l'Hc Bolzano.
Il Palaonda, in prospettiva, sarebbe a disposizione di quella infinità di società sportive minori e di privati cittadini che vogliono giocare e pattinare. Per questo Bolzano spinge: risolverebbe una domanda sociale in continua crescita. Perché c'entra il Coni, a cui è stato già consegnato?
È un passaggio decisivo: Palazzo Widmann vuole sapere il livello di contribuzione finanziaria che lo sport sarebbe in grado di offrire.
E il Coni lo sta esaminando con grande attenzione.
Perché, oltretutto, c'è già il luogo in cui sorgerà. E il luogo spiega anche la fitta attività di monitoraggio dati e di alternative viarie che si stanno approntando nei suoi pressi a causa dell'altrettanto fitto traffico che vi si snoda attorno.
Il luogo è infatti quel vasto e spesso vuoto parcheggio che si apre sul lato della centrale dei vigili urbani a metà di via Galilei e di fronte al Twenty.
Il disegno progettuale nelle mani del Coni parla di una grande struttura contemporanea vetro e acciaio, di forma ellittica, che ospiterebbe lo stadio e la pista. A fianco alcuni livelli di strutture connesse, come negozi e ristoranti. Più a nord dell'area, praticamente nella quasi identica posizione in cui si trova oggi, la nuova "caserma" dei vigili urbani. Sotto, almeno due piani di parcheggi. Altro punto che tocca una tematica molto sensibile di questi tempi. E che va a favore dell'idea. Il luogo prescelto, infatti, spiega molto della ragione urbanistica ed economica su cui si fonda. E anche della presenza dei tre soggetti istituzionali in campo. 1) L'area in generale, e dunque la Zona industriale è infatti, per legge, di "interesse provinciale". Palazzo Widmann ha la prerogativa di poterne indirizzare gli sviluppi e di concordarne le iniziative con gli altri soggetti in campo. In primis il Comune. 2) E lo stesso municipio, poi, a possedere l'unica cubatura dell'area. Il che significa che è il solo soggetto deputato a, eventualmente, costruire. Gran parte della cubatura è quella che piove sull'edificio centrale dei vigili. Ma anche su altre zone dell'area. 3) Il Coni ha un preciso interesse nello sviluppo dello sport. Che, per Bolzano, è molto concentrato sugli sport invernali. Ed è l'organismo in grado di gestire anche i finanziamenti nazionali. C'è un quarto punto che ha reso quest'area quella prescelta per il progetto: è a disposizione. È di proprietà della “Podini holding” ma è bloccata da anni. L'attuale parcheggio è solo una scelta obbligata perché tutte le altre proposte urbanistiche portate avanti dall'azienda sono state bloccate. Come quella che voleva prevedere, proprio su quel quadrante frontale al Twenty, un centro commerciale green, sulla falsariga di quello benkiano in centro e dentro la stessa sua cornice legislativa, il "Pru": la riqualificazione urbana inserita nella legge 55 quinquies. Norma, poi, bloccata "de facto" dallo stesso Comune dopo le polemiche che avevano diviso la città nella sua prima e per ora unica applicazione. Ma la holding ha solo la superficie. Con nessuna possibilità costruttiva. Ecco perché questo nuovo progetto è ora di "matrice" pubblica. Indirizzato ad un'opera altrettanto pubblica. L'operazione sarebbe resa possibile solo se la gestione complessiva fosse, come ora in effetti è, nelle mani di Provincia e Comune. Col Coni alle spalle. I privati sarebbero coinvolti soltanto nella trattativa per l'area e, eventualmente, ma con bando, nella gestione di alcune porzioni edificate. Ecco cosa è in campo oggi. Per ora un'idea. Ma con già progetto e misurazioni, mappe e sezioni. Nei prossimi mesi la trattativa in corso col Coni e gli esami a cui sarà sottoposta a livello tecnico ci diranno se l'idea progettuale diventerà progetto in campo.
Il Palaonda, in prospettiva, sarebbe a disposizione di quella infinità di società sportive minori e di privati cittadini che vogliono giocare e pattinare. Per questo Bolzano spinge: risolverebbe una domanda sociale in continua crescita. Perché c'entra il Coni, a cui è stato già consegnato?
È un passaggio decisivo: Palazzo Widmann vuole sapere il livello di contribuzione finanziaria che lo sport sarebbe in grado di offrire.
E il Coni lo sta esaminando con grande attenzione.
Perché, oltretutto, c'è già il luogo in cui sorgerà. E il luogo spiega anche la fitta attività di monitoraggio dati e di alternative viarie che si stanno approntando nei suoi pressi a causa dell'altrettanto fitto traffico che vi si snoda attorno.
Il luogo è infatti quel vasto e spesso vuoto parcheggio che si apre sul lato della centrale dei vigili urbani a metà di via Galilei e di fronte al Twenty.
Il disegno progettuale nelle mani del Coni parla di una grande struttura contemporanea vetro e acciaio, di forma ellittica, che ospiterebbe lo stadio e la pista. A fianco alcuni livelli di strutture connesse, come negozi e ristoranti. Più a nord dell'area, praticamente nella quasi identica posizione in cui si trova oggi, la nuova "caserma" dei vigili urbani. Sotto, almeno due piani di parcheggi. Altro punto che tocca una tematica molto sensibile di questi tempi. E che va a favore dell'idea. Il luogo prescelto, infatti, spiega molto della ragione urbanistica ed economica su cui si fonda. E anche della presenza dei tre soggetti istituzionali in campo. 1) L'area in generale, e dunque la Zona industriale è infatti, per legge, di "interesse provinciale". Palazzo Widmann ha la prerogativa di poterne indirizzare gli sviluppi e di concordarne le iniziative con gli altri soggetti in campo. In primis il Comune. 2) E lo stesso municipio, poi, a possedere l'unica cubatura dell'area. Il che significa che è il solo soggetto deputato a, eventualmente, costruire. Gran parte della cubatura è quella che piove sull'edificio centrale dei vigili. Ma anche su altre zone dell'area. 3) Il Coni ha un preciso interesse nello sviluppo dello sport. Che, per Bolzano, è molto concentrato sugli sport invernali. Ed è l'organismo in grado di gestire anche i finanziamenti nazionali. C'è un quarto punto che ha reso quest'area quella prescelta per il progetto: è a disposizione. È di proprietà della “Podini holding” ma è bloccata da anni. L'attuale parcheggio è solo una scelta obbligata perché tutte le altre proposte urbanistiche portate avanti dall'azienda sono state bloccate. Come quella che voleva prevedere, proprio su quel quadrante frontale al Twenty, un centro commerciale green, sulla falsariga di quello benkiano in centro e dentro la stessa sua cornice legislativa, il "Pru": la riqualificazione urbana inserita nella legge 55 quinquies. Norma, poi, bloccata "de facto" dallo stesso Comune dopo le polemiche che avevano diviso la città nella sua prima e per ora unica applicazione. Ma la holding ha solo la superficie. Con nessuna possibilità costruttiva. Ecco perché questo nuovo progetto è ora di "matrice" pubblica. Indirizzato ad un'opera altrettanto pubblica. L'operazione sarebbe resa possibile solo se la gestione complessiva fosse, come ora in effetti è, nelle mani di Provincia e Comune. Col Coni alle spalle. I privati sarebbero coinvolti soltanto nella trattativa per l'area e, eventualmente, ma con bando, nella gestione di alcune porzioni edificate. Ecco cosa è in campo oggi. Per ora un'idea. Ma con già progetto e misurazioni, mappe e sezioni. Nei prossimi mesi la trattativa in corso col Coni e gli esami a cui sarà sottoposta a livello tecnico ci diranno se l'idea progettuale diventerà progetto in campo.


