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BOLZANO. Il giorno dopo il giallo sulla parola "Olocausto" prima inserita e poi cancellata come specifico riferimento alla memoria della tragedia degli ebrei, nel testo del programma della nuova giunta provinciale, Elisabetta Rossi Innerhofer, non sa che dire. O meglio, lo saprebbe ma le emozioni sono troppe. «Sono annichilita» dice dopo un po'. Poi aggiunge: «Non so se essere triste per l'ennesima scomparsa di una specifica attribuzione ebraica del treno della Memoria che pure è rimasto, lodevolmente citato, nella seconda versione dl programma di giunta...». Oppure, presidente? «Oppure essere contenta perché è almeno è sparita un'altra amenità in quel testo: turismo». Si riferisce, la presidente della comunità ebraica meranese, a questo passaggio: «Riorganizzazione e promozione del progetto treno della memoria, turismo di riflessione sull'Olocausto e/o convivenza dei diversi gruppi...». Forse si poteva scrivere “viaggi”, dice, o lasciar perdere. «Perché usare il termine “turismo” a proposito di una cosa così sconvolgente come la Shoah è un ennesimo tentativo di banalizzazione. Come dire: oggi andiamo nei lager e domani in spiaggia...». In conclusione: gli ebrei altoatesini sono doppiamente offesi per quello che rivela, più o meno sottotraccia, la testimonianza delle due versioni di quel passaggio nel programma culturale della neo giunta Svp-Lega. Per la cancellazione di ogni riferimento al dramma ebraico, che è strettamente legato al treno della Memoria (che si reca appunto ad Auschwitz e non altrove) e, in second'ordine al fatto che sia sfuggita la definizione sostanziale di “turismo” a proposito delle località oggetto delle visite. «Non è questione di eccessiva sensibilità ma l'evidenza ribadita che, quando si parla di Shoah, ormai la si considera alla stregua di un viaggio come gli altri. E per questo - aggiunge Rossi Innerhofer amaramente - che non vado più alle celebrazioni della Giornata della Memoria. È diventata una sigla sul calendario: una corona e via e ci siamo tolti il pensiero. Per me invece, significa nonne, zie, amiche, volti e cose di migliaia di persone che non ci sono più...». Sull questione interviene annche Alessandro Bertoldi, presidente di Presidente Alleanza per Israele: «Non comprendiamo come la parola “olocausto”, o più correttamente “Shoah” possa dare fastidio o essere rimossa e sconnessa dal progetto del Treno della Memoria. Attendiamo chiarimenti in merito, ma ciò che conta è la sostanza di quel che si farà. Sappiamo per certo che nella nuova maggioranza di governo provinciale vi siano dei sinceri amici di Israele ed esponenti attenti alle tematiche citate, ma non è detto che questa sia la visione condivisa da tutti. È doveroso dire che chi non rispetta la storia e la memoria può tranquillamente sedersi fuori dalle istituzioni repubblicane e democratiche. Non possiamo che richiamare a maggiore attenzione per il tema della Shoah, così come su quello culturale dell’ebraismo e per il contrasto all’antisemitismo per cui oggi il 58% degli italiani si dicono preoccupati. Il progetto del treno della Memoria non può che essere un modello virtuoso, che ha portato migliaia di giovani a fare propria la Memoria ed a conoscere da vicino la più grande tragedia di sempre». Sul fronte politico, resta ancora indefinita la «manina» che ha fatto sparire il «turismo di riflessione sull’Olocausto» dall’ultima versione del programma.


