PHOTO
BOLZANO. Una corsa colorata di rosso per «Dire no alla violenza contro le donne». Bolzano è stata attraversata ieri dai 1051 bolzanini che hanno partecipato alla corsa organizzata da Comune, Rete dei servizi contro la violenza sulle donne, in collaborazione con Uisp e Fondazione Museion. Per la quinta volta donne, uomini, ragazzi e bambini, conosciuti per ruoli pubblici e non, corrono in città per dire che non sono indifferenti alla violenza che aggredisce le donne, in casa e fuori, ieri come oggi. Non è un caso allora che per la prima volta abbia corso anche un gruppo di giovani profughi africani, uomini e donne, ospiti della struttura di via Galilei. Nella tragedia della fuga, donne e bambini sono gli anelli più deboli della catena. «Oggi siamo qui per stare tra amici e divertirci», raccontano. Magliette rosse per tutti e palloncini lanciati alla partenza dai due campioni sponsor di questa edizione, Petra Zublasing (medaglia d’oro ai mondiali 2014 di carabina) e Niccolò Campriani (3 ori e 1 argento alle olimpiadi di Rio nel tiro alla carabina). Simpaticissimi, hanno firmato autografi e posato per le fotografie insieme ai fan.452 atleti hanno corso la corsa competitiva cronometrata da 5 chilometri, gli altri 599 hanno scelto la camminata non competitiva da 3 chilometri. Commovente, anche quest’anno, il «Premio giovani», in collaborazione con il gruppo sportivo della questura, dedicato all’ispettore capo Mario Morgavi, deceduto per un incidente stradale durante il servizio, professionista stimato per il suo impegno nel nucleo anti violenza della polizia. I ragazzi vincitori sono stati premiati da Giovanna Stabile, moglie di Morgavi, e dai figli Oscar e Giulia. «L’ispettore Morgavi ha dedicato la sua vita professionale alla difesa dei soggetti più deboli. Il suo impegno viene portato avanti dai colleghi», è l’omaggio del questore Lucio Carluccio. Petra Zublasing partecipa con passione alla campagna anti-violenza: «Questi sono gli impegni più importanti. Come atleti abbiamo una grande responsabilità verso la società.Si parla troppo poco della violenza, siamo qui per questo». Campriani rappresenta una generazione di giovani uomini consapevoli: «Se dovessi mettere sul curriculum ciò che faccio, più che delle medaglie parlerei di questo». Quante donne in Alto Adige sono state picchiate, violentate e uccise, da sconosciuti o dalle persone più vicine? L’edizione dell’anno prossimo potrà avere una novità. Sull’Alto Adige di ieri è stata ricordata la vicenda agghiacciante dell’omicidio di Gertrude Kutin, la giovane maestra bolzanina stuprata e uccisa nel maggio 1946 da Guido Zingerle, violentatore seriale, rimasto impunito per quattro anni, durante i quali uccise una turista americana in Tirolo. Una vicenda, quella di Trude, lontana e dimenticata. Non sarà più così, né per Gertrude né per le altre. È l’impegno preso ieri da Gabriella Kustatscher (presidente della Associazione Gea) e dall’assessora Maria Laura Lorenzini: «Va ricostruito l’elenco delle donne uccise a Bolzano, per restituire la loro memoria. Il Comune potrebbe prevedere una lapide con i nomi di queste vittime. E magari la inauguriamo durante la corsa contro la violenza dell’anno prossimo». Campriani ieri ha tagliato il traguardo lontano dai primi. Ride: «Sono arrivato insieme a un ottantenne (l’ex giornalista Franco Sitton). Sono un po’ giù di forma...». (fr.g.)
GUARDA LA FOTOGALLERY
E IL VIDEO
www.altoadige.it


