BOLZANO. «Una tragica fatalità si è portata via mio marito, niente di più». Jana Surkalova, 42 anni, è arrivata ieri a Bolzano da Hodonin in Repubblica Ceca per testimoniare al processo che la vede imputata per la morte del marito Josef Surkala. L'uomo, 4 anni fa, è morto a causa di un'intossicazione da metanolo mentre lavorava come bracciante presso la ditta Alois De Franceschi a Laives. Le indagini si sono subito concentrate sulla moglie arrivata poco prima in Alto Adige per fare visita alla vittima. È accusata di omicidio volontario premeditato. Nel corso dell'udienza, durata parecchie ore, Surkalova ha ripercorso le ultime ore del marito, interrogata dal pm Giancarlo Bramante e dai suoi avvocati difensori Boris Dubini del foro di Como ed Elena Sofia Pigretti di Lecco. «Sono arrivata nella casa dove abitavamo. Mio marito era con i colleghi Tomas Kocifaj e Robert Koutulek - ha spiegato Surkalova ripercorrendo la notte prima della morte dell’uomo - e loro erano già tutti ubriachi. Avevano bevuto molto, troppo: tanta vodka. Josef ad un certo punto è andato a dormire perché era sfinito. Sulla tavola ricordo una bottiglia di plastica dove Koutulek aveva versato dell'alcol sciogliendo alcune caramelle. Io non l'ho visto, ma può essere che mio marito abbia bevuto da lì». Il 13 dicembre 2013 Surkala è morto all’ospedale San Maurizio per una dose fatale di metanolo nel sangue. Metanolo che Jana aveva comprato in patria. «Abbiamo anche la fattura – interviene il legale Dubini – perché serviva al marito. In agricoltura viene utilizzato normalmente come antigelo. Josef era la principale fonte di reddito per lei e ora Jana si trova in enormi difficoltà. La nostra tesi rimane quella dell'incidente. Erano così ubriachi da bere la prima cosa che hanno trovato a tiro: il metanolo dell'antigelo». (a.c.)