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BOLZANO. Omicidio volontario pluriaggravato. La procura della Repubblica ha chiuso le indagini sull’omicidio di parco Maia. L’uomo che ha ucciso a coltellate la parrucchiera Erna Pirpamer dovrà affrontare un’accusa da ergastolo. E’ stata il sostituto procuratore Luisa Mosna a tirare le somme dopo mesi di accertamenti affidati ai carabinieri del reparto investigativo. Il primo risultato è pesante sotto il profilo processuale: l’omicida avrebbe pianificato il delitto come vendetta nei confronti della vittima con cui, a suo dire, avrebbe avuto per diversi mesi una relazione sentimentale. Il magistrato inquirente sembra certa: quello di parco Maia non sarebbe stato un delitto d’impeto e l’omicida, il tunisino Aouichaoui Boubaker, quella sera si sarebbe portato nello zaino un coltello da cucina che aveva a casa proprio perché aveva programmato di uccidere.
Le indagini coordinate dalla procura della Repubblica non hanno trovato alcun riscontro alla tesi tanto cara alla difesa: gli inquirenti non hanno trovato alcun testimone (nemmeno tra i colleghi di lavoro dell’imputato) in grado di indicare con certezza che l’uomo era solito mettersi nello zaino il coltello per tagliare del pane in occasione delle pause per il pranzo.
La procura è convinta del contrario. Il coltello inserito nello zaino prima di recarsi all’appuntamento con la donna sarebbe dimostrazione che l’uomo pianificò il delitto in caso di decisione della donna di non assecondare le sue richieste su una possibile ripresa della relazione. Ad aggravare la posizione dell’omicida ci sono anche i dati dell’autopsia che nel corso dell’inchiesta ha rivelato un altro particolare importante per la pubblica accusa: chi colpì Erna Pirpamer lo fece per uccidere.
Le tre coltellate mortali furono inferte con estrema determinazione in zone del corpo dove ben difficilmente si può credere di non correre il rischio di andare a lesionare organi vitali. Si può voler uccidere con tanta freddezza e determinazione una donna che si dice di amare? E’ su questa considerazione di fondo che si basa la contestazione della seconda aggravante da ergastolo: quella cioè dei futili motivi.La tesi sempre sostenuta dalla difesa, quella cioè del delitto passionale, non ha assolutamente convinto la procura. Secondo il magistrato inquirente non troverebbe conferma neppure la questione relativa ad un possibile attrito tra vittima e assassino in relazione ad un’autovettura (acquistata con l’aiuto economico di Erna Pirpamer) che il giardiniere tunisino avrebbe voluto vendere per ottenere i soldi necessari per fare i corsi per la patente di guida per autobus. Anche su questo punto le indagini non avrebbero trovato alcun riscontro al punto che secondo il magistrato inquirente quello della macchina sarebbe stato semplicemente un escamotage dell’omicida per ottenere un incontro con la donna, che fu programmato non a caso di sera, in un luogo appartato e poco frequentato a quell’ora come il parco Maia.
L’avvocato difensore Nicola Nettis è però pronto a dare battaglia. «L’avviso di conclusione indagine annunciato dalla Procura - ha commentato il legale - ci permetterà comunque di depositare ufficialmente tutti gli elementi a difesa raccolti in questi mesi. Il primo punto che andremo a contestare è quello relativo al possesso del coltello. Dimostreremo che era abitudine, per Boubaker, averlo nello zaino». Un’altra carta che la difesa è pronta a giocare è quella delle condizioni psichiche dell’imputato al momento del fatto anche perché Boubaker non ricorda nulla dei momenti drammatici dell’accoltellamento.
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