di Daniela Mimmi

Era l’11 giugno del 1944 quando i soldati della Wehrmacht, in ripiego verso nord, requisiscono alcuni cavalli a Onna, piccolo e splendido paese dell’Abruzzo e rispondono alle proteste della popolazione uccidendo 17 innocenti e facendo saltare numerose case. Sessantacinque anni dopo, precisamente il 6 aprile del 2009, lo stesso paesino viene devastato dal terremoto e tra i primi ad accorrere in suo aiuto c’è l’ambasciatore tedesco in Italia che dà il via, nel segno della memoria e della solidarietà, ad un poderoso piano di interventi immediati e a lungo termine a sostegno di quella popolazione.

Il fil rouge che lega questi due momenti così significativi nella vita del piccolo paese abruzzese, è anche il fil rouge lungo il quale si sviluppa il documentario “Onna, questo mio povero paese”, andato in onda domenica sera su Rai 3.

Il progetto (perchè di questo si tratta) è nato dall’idea di due bolzanini (quasi) doc: Ennio Chiodi, vicedirettore della Terza Rete Rai e per anni redattore presso la sede bolzanina, e Wittfrida Mitterer, coordinatrice per conto del governo di Berlino tramite l’Ambasciata di Germania a Roma, dei progetti di ricostruzione di Onna, nonchè docente presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Innsbruck e direttrice del Curatorio provinciale altoatesino per i beni culturali. «Tre anni fa ho incontrato Wittfrida a Onna, nel centro distrutto di quello che era un paese splendido. Lei era lì per conto dell’ambasciatore tedesco. Ci legavano le origini altoatesine (anche se le mie sono acquisite), l’amicizia, la stima. Così è nata l’idea di realizzare questo documentario, che noi definiamo progetto, perchè non abbiamo intenzione di fermarci qui», afferma Chiodi. Il documentario, della durata di 65 minuti, ha avuto ascolti e commenti decisamente lusinghieri, perchè è entrato con delicatezza e sensibilità nella vita di tanta gente disperata. E’ stato girato nel corso di tre anni, decine di visite alla cittadina, utilizzando telecamere leggere, registrando l’audio in prese diretta e soprattutto con ben pochi soldi.

«Il documentario è costato qualche migliaio di euro – conferma Chiodi – e abbiamo utilizzato solo personale Rai. Niente a che vedere con i costosi talk show pieni di ospiti».

La gente di Onna ha raccontato le sue storie, quasi sempre drammatiche: su 200 abitanti, il terremoto ha mietuto 40 vittime, per lo più giovani.

«La testimonianza più drammatica è stata quella di un collega che ha perso i due figli, solo perchè avevano cambiato la camera da letto. Ma tutte le persone che abbiamo intervistato hanno perso qualcuno, a chi è andata bene ha perso la casa, il negozio, il lavoro», ancora Ennio Chiodi. Quest’ultimo e la Mitterer oltre ad aver usato, per scelta, mezzi tecnici “poveri”, hanno anche voluto che il loro film risultasse “povero”: gli intervistati parlano in presa diretta e in presa diretta è la colonna sonora, registrata al volo da un concerto con le musiche di Vivaldi suonato tra le macerie del centro di L’Aquila.

«Io li lasciavo parlare a ruota libera, filmavo tutto, poi avrei montato decine di ore di riprese. La storia in realtà sarebbe dovuta iniziare dalla fine, dalla ricostruzione completata. In realtà non siamo ancora a questo punto, anche se la comunità è molto unita, collabora attivamente anche con gli esperti tedeschi», evidenzia Chiodi.

Witti Mitterer ha coordinato le opere di ricostruzione finanziate dall’ambasciata germanica, tra cui il risanamento dell’asilo, il restauro della chiesa, il piano di ricostruzione e la costruzione della casa di aggregazione. «Una cosa che mi sta molto a cuore è l’infobox - sottolinea Mitterer - un padiglione di legno e materiali ecologici, progettato da architetti di fama con criteri innovativi, che sia punto di riferimento per chi voglia sapere o per chi voglia "far sapere", in grado di fornire comunicazione in tempo reale e continuamente aggiornata e di “comunicare sé stesso”, sia fisicamente che virtualmente». Tutto questo perchè il piccolo paese abruzzese ricominci a vivere «senza perdere la sua identità», continua Wittifrida Mitterer.

«Le testimonianze raccolte da Ennio Chiodi nel documentario ci servono anche per coordinare interventi mirati a evitare una ricostruzione amorfa e priva del contatto con il luogo. Cerchiamo di far tornare Onna quella che era prima del cataclisma». L’improvvisa distruzione ha reso evidente la cancellazione dei caratteri locali, a cui si sarebbe inesorabilmente giunti, anche se lentamente nel tempo, senza riscontrare opposizioni. Alla richiesta di un futuro certo e concreto per Onna, il piano per la ricostruzione risponde puntando alla conservazione dell’identità autentica del paese, consolidando il legame tra abitante e luogo, in modo da assicurare la propria sopravvivenza.

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