MERANO. Per certi versi, un cerchio che si chiude. Le Opzioni portarono Zoderer bambino al di là del confine, lontano dalla natìa Merano; ieri la città ha consacrato l'ottantenne Joseph Zoderer tra i suoi figli prediletti conferendogli la cittadinanza onoraria, in un Pavillon des Fleurs gremito che ha miscelato cerimoniale, letteratura e messaggi politici. Ma quello del protagonista della serata, nel giorno del suo compleanno, è stato un messaggio di emozioni. «È un riconoscimento che vale molto più di un premio letterario», ha affermato lo scrittore ancor prima dell'inizio della cerimonia senza nascondere la commozione, «perché questo momento è qualcosa che entra profondamente nel personale. Penso a mia madre e mio padre, alla famiglia umile dalla quale provengo, all'orgoglio che proverebbero».

Era da oltre novant'anni che a Merano non venivano conferite onorificenze di questo genere. E pure questo percorso non è stato semplicissimo, per via di qualche mugugno in casa Svp, superato però in aula consiliare. Ne ha parlato il sindaco Paul Rösch: "Penso che per lungo tempo si sia preferito evitare di nominare cittadini onorari per non generare frizioni etniche. Ci si domandava: può questa o quella personalità rispondere alle aspettative sia del gruppo italiano sia del gruppo tedesco? Sento il dovere di ringraziare il consiglio comunale per essersi espresso positivamente, e a larga maggioranza, per questo riconoscimento. Ci indica che siamo sulla strada giusta per superare gli steccati etnici".

Sul significato del premio si è espresso anche il vicesindaco Andrea Rossi: "Abbiamo bisogno di simboli. Come persone, ma anche come comunità. Abbiamo bisogno di esempi, di padri e madri nobili che rappresentino e sintetizzino per qualità ciò che noi siamo, ciò che vorremmo continuare a essere, o anche ciò che vorremmo diventare".

La laudatio è stata affidata agli scrittori Peter Schneider e Carmine Abate. Riferendosi a “Die Walsche - L'italiana”, opera fra le più note di Zoderer, afferma Abate: "Ho apprezzato la storia perché l’ho letta senza pregiudizi, lontano dalle polemiche pretestuose che avevano sollevato certi politici e nostalgici della sua terra all’uscita del libro. Queste persone, a ogni latitudine, vorrebbero che gli scrittori rappresentassero la loro terra con colori da cartolina, tralasciandone gli aspetti negativi. Forse avevano boicottato questo libro proprio perché intuivano che Zoderer toccava i nervi scoperti della sua terra di confine e delle popolazioni che la abitano, raccontandone i disagi e le contraddizioni, ma anche i timidi tentativi di avvicinarsi, di dialogare e conoscersi: l’unico modo per abbattere i muri ideologici ed esistenziali».