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VIPITENO. Il pm Markus Mayr ha iscritto ieri sul registro degli indagati per omicidio colposo il titolare della Euro Alpe, l'azienda bolzanina che si occupa di manutenzione di pozzi neri per la quale lavoravano i due operai morti lunedì. Oggi il dottor Mazzoleni farà l'autopsia per stabilire le cause della tragedia. Il giorno dopo l'incidente nel rione Gaismair, a Vipiteno, sono emersi nuovi particolari, ma secondo il magistrato di turno, Markus Mayr, sono ancora troppe le domande senza risposta. «Dobbiamo stabilire - spiega il pm - cosa dovevano fare esattamente i due operai, quali attrezzi avevano in dotazione, se sono state osservate tutte le norme di sicurezza e qual era l'incarico che era stato loro assegnato dal titolare della Euro Alpe Srl». Quest'ultimo, A.C. di 53 anni, è stato iscritto nel registro degli indagati, ma come sottolinea il magistrato si tratta di «un atto dovuto, che gli consentirà di chiarire la sua posizione». Bisognerà capire, innanzitutto, se l'imprenditore abbia dotato i suoi dipendenti di tutta l'attrezzatura necessaria per interventi di questo tipo, informandoli dei rischi che correvano. Per quanto attiene le cause della morte la Procura attende l'esito dell'autopsia, che sarà eseguita questa mattina dal dottor Guido Mazzoleni, primario di anatomia patologica dell'ospedale di Bolzano. L'esame consentirà di stabilire, innanzitutto, se Martin Geiser, l'operaio di 46 anni di Cermes, che si suppone si sia calato per primo nella fossa biologica, abbia o meno battuto la testa, a seguito di una caduta. Oppure se è morto a causa delle esalazioni. Allo stato attuale delle indagini si suppone che il collega più giovane, Thomas Steger, 33enne di Campo Tures che viveva da due anni ad Appiano ed era al suo primo giorno di lavoro, sia sceso dopo di lui, probabilmente nel disperato tentativo di soccorrerlo. Come hanno avuto modo di stabilire i carabinieri - presenti sul luogo della tragedia con il tenente colonnello Giacomo Barone, a capo del reparto operativo - nella fossa biologica c'erano 42 centimetri di liquame, che potrebbe essere aspirato nelle prossime ore. C'è infatti anche la possibilità che ai due operai sia caduto un attrezzo nel pozzo e il più esperto abbia deciso di calarsi nel tombino per recuperarlo. La scala, però, è stata trovata all'esterno e ciò fa presupporre che non sia stata utilizzata per scendere nella fossa biologica. I vigili del fuoco hanno fatto anche delle misurazioni per stabilire la qualità dell'aria all'interno del tombino. In base ai primi esami (fatti peraltro diverse ore dopo la tragedia) si ritiene che le esalazioni difficilmente possano aver portato alla morte. Gaiser e Steger, secondo i carabinieri, non sarebbero dovuti entrare nel tombino. Il loro compito era, infatti, quello di spurgare il pozzo dall'esterno con un attrezzo collegato all'autobotte (la proboscide). Verso le 12 i due avrebbero firmato la bolla che attestava la fine dei lavori. Resta da capire perché abbiano cambiato idea, andando incontro alla morte.
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