PHOTO
BOLZANO. La Svp resta sola sulla proposta di legge per le elezioni provinciali, che ieri è approdata in prima commissione. Durante una pausa, i consiglieri di tutti i gruppi di opposizione, con l’eccezione della Stf, hanno spiegato le loro ragioni, a partire dalla norma più sotto attacco, il «trucco», lo chiamano, del consigliere ladino (di solito Svp) che potrebbe entrare in consiglio «rubando» il posto ad altre liste. E su questo fronte si unisce anche il Pd, contrario alla norma sui ladini. «Lo abbiamo detto alla Svp: quell’articolo va cancellato», dice l’assessore Christian Tommasini. È possibile che la Svp decida di eliminare quel passaggio (ieri seduta della commissione fino a sera), ma le opposizioni tengono alta la guardia e rinnovano l’allarme sul disegno di legge costituzionale firmato da Daniel Alfreider (Svp), che sempre nel nome dei diritti dei ladini punta a introdurre nuove regole elettorali per la Provincia. Riassume Andreas Pöder (BürgerUnion): «La partita vera non è il disegno di legge elettorale provinciale. Per la Svp, se passa bene, altrimenti aspetteranno la legge costituzionale. È quella la legge che potrebbe sovvertire il sistema elettorale».
LA LEGGE PROVINCIALE. Il disegno di legge provinciale Svp sulle elezioni finisce sotto attacco per la norma sul consigliere ladino. Lo Statuto garantisce almeno un seggio ladino in consiglio provinciale. Nel caso di mancata elezione grazie alle preferenze, la legge attuale prevede che il ladino più votato entri in Consiglio, a scapito dell’ultimo eletto della propria lista. La novità inserita dalla Svp nel disegno di legge prevede invece che il ladino entri togliendo il posto al consigliere che verrebbe eletto grazie all’ultimo dei resti. Nel 2013 l’ultimo resto andò alla Stf.
Freiheitlichen, Verdi, BürgerUnion, M5S, Alto Adige nel cuore e Team A hanno ribadito insieme il loro «no». La Svp, accusano, «sa che probabilmente perderà altri consiglieri. Vuole tamponare questa perdita garantendosi il ladino a scapito di un consigliere di altre liste. Questa legge altererebbe il risultato elettorale». Sottolinea Urzì: «Il partito di maggioranza vuole restare a galla compromettendo le opposizioni e, aggiungo io, forse anche il gruppo italiano». È su questo che interviene Tommasini: «Il gruppo italiano è già troppo ridotto in consiglio provinciale. Non possiamo permetterci il rischio che salti un eletto italiano». Elena Artioli (Team A) incalza proprio il Pd: «È ora che si facciano sentire». Sulle quote rosa invece Brigitte Foppa (Verdi) ieri ha incassato una vittoria: affossata l’ipotesi, criticata anche da Renate Gebhard (leader delle donne Svp), secondo cui i candidati uomini non avrebbero potuto superare i due terzi delle 35 candidature possibili: «Avremmo potuto avere una lista con 23 uomini e una sola donna». Resta la regola attuale: le donne devono essere un terzo dei candidati effettivi.
RIFLETTORI SU ROMA. Critiche durissime al disegno di legge costituzionale Alfreider, approvato in prima lettura alla Camera e atteso in aula al Senato a inizio marzo. Paul Köllensperger (M5S): «I parlamentari di M5S, Lega e Sel hanno capito. Con la scusa dei diritti dei ladini, è stato infilato un articolo che aprirebbe la strada a ciò che la Svp vuole: cancellare il sistema proporzionale per le provinciali, previsto dallo Statuto. Così potranno fare tutto ciò che vogliono». L’annuncio: «Pronti a chiedere un referendum».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


