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Bolzano. Una faticaccia. Più per la calura, il clima torrido e afoso. Perché la nuova prova orale - spauracchio di tutti nessuno escluso - si è risolta in un ostacolo assolutamente sormontabile. Anche perché la novità imposta dal ministero per gli esami di stato 2019 non è piaciuta ai professori. O meglio, è piaciuta molto l’idea, molto meno la tempistica. All’italiana. Occorrevano tre anni di preavviso, non sono stati nemmeno tre mesi. E allora, si è stati clementi, si è venuti incontro. Da parte dei commissari interni ed esterni una vera prova di maturità. Stiamo parlando delle famigerate buste, tre, fra le quali scegliere. Cinque minuti per riflettere. E poi via, a parlare, a far collegamenti con tutte le altre materie. L’esame di stato, ieri, dopo il ritardo rispetto al resto d’Italia dovuto alla nostra terza prova di tedesco, anche in Alto Adige è arrivato all’orale. Con qualche difficoltà, sottolineata dai professori, proprio per via della calura. Al Battisti, per dirne una, in aula con esposizione Est, al mattino in pienissimo sole, solo un misero ventilatorino. «Sono le condizioni della scuola italiana», chiosa una professoressa.
«È andata molto bene», chiarisce Matteo De Santis (Battisti). Le buste? «È salita l’ansia, subito. Ti siedi davanti ai profe, il presidente si alza, prende tre buste a caso su 18 nel nostro caso, e poi tu scegli». Tutto totalmente casuale. A Matteo è capitata la Metamorfosi di Kafka, argomento non fatto. «Un po’ di Kafka nell’anno si era studiato, e allora via ai collegamenti». E così ne è uscito vivo. Un nuovo metodo per rompere il ghiaccio, «ma se ti capita qualcosa che non sai, il ghiaccio non lo rompi». Un foglio per prendere appunti, cinque minuti per raccogliere le idee, poi via, ma se ti blocchi «ti aiutano, ti fanno qualche domandina loro». In totale, «molto più tranquillo di quel che immaginavo; mi hanno messo a mio agio sin da subito». Finita la maturità, un anno di lavoro all’Admo, e lo sport, il nuoto. «Poi si vedrà»
Luca Nones (Galilei): «Nella busta mi è uscito di fortuna un circuito di pneumatica, un argomento che sapevo abbastanza bene e da lì poi ho parlato del mio percorso di alternanza scuola lavoro, alla Riello Thermoservice». Se l’è cavata. «Pensavo di no, ma dopo cinque minuti ero già tranquillo. All’inizio mi domandavo: cosa devo fare. Tutti mi spiegavano come era andata gli altri anni, ma io dicevo: per me è cambiato tutto, l’esame!» Gli scritti tutti sufficienti, all’orale mancavano pochi punti. «Ho pensato: se faccio proprio schifo arrivo a 60, passo comunque, quindi sono andato lì tranquillo». Adesso riposo, «poi penserò a cosa fare dopo».
Giuseppe Marino (Battisti): «L’esame orale è andato piuttosto bene. Le buste mi preoccupavano molto, ma il tema che mi è uscito è stato di mio gradimento. Un documento sull’Ue. Sono riuscito a collegarlo alle varie materie. Penso che la commissione sia stata abbastanza felice di quanto ho detto. Mi hanno lasciato il tempo di riflettere, sono stati veramente molto gentili». Poi c’è stata l’alternanza scuola-lavoro, a Bolzano, in Germania, a Nizza. Poi Costituzione e cittadinanza, l’altra novità di quest’anno. I professori, «appena vedevano che c’era qualche difficoltà, venivano in soccorso con delle domande, per aiutarmi». Scritti molto bene, forse un po’ meno il secondo di economia-inglese. «Dopo le vacanze andrò a lavorare, ma ancora devo cercare».
Gabriel Strapparoba (Galilei): «Devo dire che ero stra-agitato, all’inizio. Ma appena entrato mi hanno dato la possibilità di rifiatare». Qualche minuto per prendere coraggio dopo aver aperto la busta prescelta. «Nella busta è arrivato un argomento di una materia di indirizzo, il diagramma psicrometrico, e quindi è andata via liscia». Un argomento conosciuto. Difficile collegarsi a tutto, visto che era uscita una materia di indirizzo, «ma mi sono collegato a italiano, il futurismo, e poi mi hanno messo proprio a mio agio. È andata bene. Cosa mi aspettavo? Non mi aspettavo nulla, solo l’inferno...»
Rachele Scola (Torricelli): «È andata bene, sono contenta. Non mi hanno fatto domande durante il colloquio, solo alla fine. Sono soddisfatta». E le buste? «È andata via liscia, perché mi è uscito il tema che volevo: la clonazione, scienze. Poi ho parlato del progresso. Gli scritti sono andati bene, italiano un po’ meno; invece a matematica e tedesco ho preso il massimo. Quindi sono contenta». E il resto dei compagni che già hanno sostenuto l’orale? «Tutti contenti, soprattutto sono contenti di ciò che è uscito nella busta». Insomma, i professori sono stati umani. Dopo le meritate vacanze? «Devo studiare per il test di medicina. Quindi, vacanze poche».
«È andata molto bene», chiarisce Matteo De Santis (Battisti). Le buste? «È salita l’ansia, subito. Ti siedi davanti ai profe, il presidente si alza, prende tre buste a caso su 18 nel nostro caso, e poi tu scegli». Tutto totalmente casuale. A Matteo è capitata la Metamorfosi di Kafka, argomento non fatto. «Un po’ di Kafka nell’anno si era studiato, e allora via ai collegamenti». E così ne è uscito vivo. Un nuovo metodo per rompere il ghiaccio, «ma se ti capita qualcosa che non sai, il ghiaccio non lo rompi». Un foglio per prendere appunti, cinque minuti per raccogliere le idee, poi via, ma se ti blocchi «ti aiutano, ti fanno qualche domandina loro». In totale, «molto più tranquillo di quel che immaginavo; mi hanno messo a mio agio sin da subito». Finita la maturità, un anno di lavoro all’Admo, e lo sport, il nuoto. «Poi si vedrà»
Luca Nones (Galilei): «Nella busta mi è uscito di fortuna un circuito di pneumatica, un argomento che sapevo abbastanza bene e da lì poi ho parlato del mio percorso di alternanza scuola lavoro, alla Riello Thermoservice». Se l’è cavata. «Pensavo di no, ma dopo cinque minuti ero già tranquillo. All’inizio mi domandavo: cosa devo fare. Tutti mi spiegavano come era andata gli altri anni, ma io dicevo: per me è cambiato tutto, l’esame!» Gli scritti tutti sufficienti, all’orale mancavano pochi punti. «Ho pensato: se faccio proprio schifo arrivo a 60, passo comunque, quindi sono andato lì tranquillo». Adesso riposo, «poi penserò a cosa fare dopo».
Giuseppe Marino (Battisti): «L’esame orale è andato piuttosto bene. Le buste mi preoccupavano molto, ma il tema che mi è uscito è stato di mio gradimento. Un documento sull’Ue. Sono riuscito a collegarlo alle varie materie. Penso che la commissione sia stata abbastanza felice di quanto ho detto. Mi hanno lasciato il tempo di riflettere, sono stati veramente molto gentili». Poi c’è stata l’alternanza scuola-lavoro, a Bolzano, in Germania, a Nizza. Poi Costituzione e cittadinanza, l’altra novità di quest’anno. I professori, «appena vedevano che c’era qualche difficoltà, venivano in soccorso con delle domande, per aiutarmi». Scritti molto bene, forse un po’ meno il secondo di economia-inglese. «Dopo le vacanze andrò a lavorare, ma ancora devo cercare».
Gabriel Strapparoba (Galilei): «Devo dire che ero stra-agitato, all’inizio. Ma appena entrato mi hanno dato la possibilità di rifiatare». Qualche minuto per prendere coraggio dopo aver aperto la busta prescelta. «Nella busta è arrivato un argomento di una materia di indirizzo, il diagramma psicrometrico, e quindi è andata via liscia». Un argomento conosciuto. Difficile collegarsi a tutto, visto che era uscita una materia di indirizzo, «ma mi sono collegato a italiano, il futurismo, e poi mi hanno messo proprio a mio agio. È andata bene. Cosa mi aspettavo? Non mi aspettavo nulla, solo l’inferno...»
Rachele Scola (Torricelli): «È andata bene, sono contenta. Non mi hanno fatto domande durante il colloquio, solo alla fine. Sono soddisfatta». E le buste? «È andata via liscia, perché mi è uscito il tema che volevo: la clonazione, scienze. Poi ho parlato del progresso. Gli scritti sono andati bene, italiano un po’ meno; invece a matematica e tedesco ho preso il massimo. Quindi sono contenta». E il resto dei compagni che già hanno sostenuto l’orale? «Tutti contenti, soprattutto sono contenti di ciò che è uscito nella busta». Insomma, i professori sono stati umani. Dopo le meritate vacanze? «Devo studiare per il test di medicina. Quindi, vacanze poche».


