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Bolzano. Le risorse ci sono, ma manca un coordinamento a livello istituzionale che permetta ai pensionati altoatesini di orientarsi al meglio nell’offerta messa a punto dalle tante associazioni del territorio. Di qui il progetto di legge sull’invecchiamento attivo che rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Asgb e delle associazioni Auser, Anteas e Ada hanno presentato al presidente della giunta provinciale Arno Kompatscher.
Il progetto contiene una serie di proposte finalizzate a ottimizzare le risorse che i pensionati hanno, derivanti dai lavori svolti, dal bagaglio culturale, di conoscenze, di preparazione, di vita vissuta e di storia che mettono a disposizione delle istituzioni e della società. Disponibilità che significa anche non isolarsi e contrastare il declino psicologico nel non sentirsi più parte di un progetto. «Ci sono già iniziative svolte dalle associazioni, ma codificarle in un’unica legge di promozione dell’invecchiamento attivo e con l’istituzione di una cabina di regia per coordinarle, per esempio all’interno dell’assessorato al sociale, pare più congruo», spiega Gastone Boz, segretario dello Spi altoatesino.
Dei 125 mila pensionati altoatesini, 60 mila sono iscritti a un’organizzazione sindacale. Molti sono vittime della solitudine: «Servirebbero presidi territoriali nei quartieri o a livello comunale, nuovi modelli abitativi, più attività culturali, la promozione delle tradizioni locali, la gestione di terreni comunali per giardinaggio e orticoltura. E vanno ricreate le reti di vicinato. Sul fronte degli stili di vita bisognerebbe mettere in piedi progetti gestiti dalla Provincia che aiutino a nutrirsi meglio o a fare più movimento, col coordinamento delle associazioni di volontariato, oggi rinchiuse ognuna nel proprio alveo di iscritti. Serve una risposta al problema della ludopatia: alcuni vanno dai servizi sociali per chiedere qualche spicciolo che poi sarà speso in un gratta e vinci».
Per chi abbia superato i 70 anni il mondo digitale può costituire un muro. Lo Spid (l’identità digitale necessaria per usufruire dei servizi della pubblica amministrazione), gli smartphone, l’home banking. Lo Spi-Cgil ha chiamato a uno a uno i propri iscritti per sondarne l’alfabetizzazione digitale: «Solo il 12 per cento ha dichiarato di avere un computer e una connessione. Con una differenza tra città e periferia». Un miglioramento potrebbe venire dal dialogo con le scuole, come già all’Istituto Galilei, i cui alunni insegnano ai pensionati a impiegare le tecnologie informatiche ricevendo dagli over 65 l’esperienza accumulata in decenni di lavoro. Ma c’è pure la necessità di ridisegnare gli spazi urbani. «A questo proposito – prosegue Boz – andremo a cercare nuovi spunti a Udine, recentemente insignita del titolo di città più vivibile e a misura di anziano».
Da Kompatscher, per ora, «attenzione e disponibilità a farsi carico delle nostre istanze» e il proposito di portare al più presto il progetto di legge a Waltraud Deeg, assessora competente per il sociale. «Ha apprezzato l’iniziativa, affermando che il cambiamento demografico non va vissuto come una sfida, ma come opportunità per valorizzare l’anziano e mettere mano agli aspetti economici legati alla non autosufficienza, alla necessità di nuovi posti letto nelle case di riposo, alla valorizzazione di chi si prende cura dei nostri anziani, affinando e verificando con più attenzione gli interventi di welfare per contrastare la povertà e per migliorare i servizi sanitari». S.M.
Il progetto contiene una serie di proposte finalizzate a ottimizzare le risorse che i pensionati hanno, derivanti dai lavori svolti, dal bagaglio culturale, di conoscenze, di preparazione, di vita vissuta e di storia che mettono a disposizione delle istituzioni e della società. Disponibilità che significa anche non isolarsi e contrastare il declino psicologico nel non sentirsi più parte di un progetto. «Ci sono già iniziative svolte dalle associazioni, ma codificarle in un’unica legge di promozione dell’invecchiamento attivo e con l’istituzione di una cabina di regia per coordinarle, per esempio all’interno dell’assessorato al sociale, pare più congruo», spiega Gastone Boz, segretario dello Spi altoatesino.
Dei 125 mila pensionati altoatesini, 60 mila sono iscritti a un’organizzazione sindacale. Molti sono vittime della solitudine: «Servirebbero presidi territoriali nei quartieri o a livello comunale, nuovi modelli abitativi, più attività culturali, la promozione delle tradizioni locali, la gestione di terreni comunali per giardinaggio e orticoltura. E vanno ricreate le reti di vicinato. Sul fronte degli stili di vita bisognerebbe mettere in piedi progetti gestiti dalla Provincia che aiutino a nutrirsi meglio o a fare più movimento, col coordinamento delle associazioni di volontariato, oggi rinchiuse ognuna nel proprio alveo di iscritti. Serve una risposta al problema della ludopatia: alcuni vanno dai servizi sociali per chiedere qualche spicciolo che poi sarà speso in un gratta e vinci».
Per chi abbia superato i 70 anni il mondo digitale può costituire un muro. Lo Spid (l’identità digitale necessaria per usufruire dei servizi della pubblica amministrazione), gli smartphone, l’home banking. Lo Spi-Cgil ha chiamato a uno a uno i propri iscritti per sondarne l’alfabetizzazione digitale: «Solo il 12 per cento ha dichiarato di avere un computer e una connessione. Con una differenza tra città e periferia». Un miglioramento potrebbe venire dal dialogo con le scuole, come già all’Istituto Galilei, i cui alunni insegnano ai pensionati a impiegare le tecnologie informatiche ricevendo dagli over 65 l’esperienza accumulata in decenni di lavoro. Ma c’è pure la necessità di ridisegnare gli spazi urbani. «A questo proposito – prosegue Boz – andremo a cercare nuovi spunti a Udine, recentemente insignita del titolo di città più vivibile e a misura di anziano».
Da Kompatscher, per ora, «attenzione e disponibilità a farsi carico delle nostre istanze» e il proposito di portare al più presto il progetto di legge a Waltraud Deeg, assessora competente per il sociale. «Ha apprezzato l’iniziativa, affermando che il cambiamento demografico non va vissuto come una sfida, ma come opportunità per valorizzare l’anziano e mettere mano agli aspetti economici legati alla non autosufficienza, alla necessità di nuovi posti letto nelle case di riposo, alla valorizzazione di chi si prende cura dei nostri anziani, affinando e verificando con più attenzione gli interventi di welfare per contrastare la povertà e per migliorare i servizi sanitari». S.M.


