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ORTISEI. Si annuncia tra incertezze e tensioni l’inizio del 2015 per molti dipendenti della casa di riposo di Ortisei, che proprio domani, 1° gennaio, inaugurerà la nuova gestione, con il passaggio dall’associazione a cui partecipavano i Comuni gardenesi e Castelrotto alla Comunità comprensoriale Salto Sciliar, insomma da un ente di diritto privato a uno pubblico. E qui sta il nodo. Sciolti i precedenti contratti a tempo indeterminato, delle circa 80 unità di personale della struttura, una ventina (fra cui 7 dei 9 infermieri) non ha i requisiti per partecipare ai concorsi pubblici e aspirare ai relativi posti e così, ha spiegato ieri Andreas Unterkircher dell’Organizzazione sindacale autonoma degli enti locali, “a quei dipendenti, già previsti nei turni di lavoro dal1° gennaio, oggi (ieri, ndr) è stato proposto un contratto con la clausola che, di fatto, dovranno lasciare il posto quando e nel caso in cui ci sia la disponibilità di personale con i requisiti previsti per gli incarichi nel pubblico”.
Insomma, un lavoro a tempo, ma, spiega Unterkircher, “gli interessati, convocati ieri dalla comunità comprensoriale, sono intenzionati a firmare: meglio lavorare anche per un breve periodo che rischiare di restare a casa da subito”.
Nelle scorse settimane, il sindacato aveva proposto una soluzione: “Abbiamo chiesto al comprensorio - dice ancora Unterkircher - di fare quello che è stato già fatto altrove, cioè ricorrere alla precettazione e garantire contratti a tempo determinato (1 anno) a chi non ha i requisiti per incarichi pubblici. Il comprensorio ha rifiutato, offrendo assunzioni finché non arrivi qualcuno con quei requisiti, di fatto finché, a conclusione della Scuola provinciale superiore di sanità Claudiana di Bolzano in primavera, non si presentino i diplomati di quella scuola, pronti per i concorsi e per subentrare in servizio a Ortisei. In questo caso - continua Unterkircher - abbiamo detto noi di no”. Tuttavia, è stata questa la soluzione riproposta ieri, una soluzione che garantisce i servizi alla casa di riposo, ma che lascia in bilico una ventina di operatori. “Con la Comunità - risponde Unterkircher - non ci sono al momento grandi margini di trattativa e pensiamo a una causa nei confronti della vecchia gestione per risarcimento: i dipendenti avevano contratti a tempo indeterminato e ora una parte di loro ha un lavoro che potrebbe concludersi di mese in mese. Questa vicenda riflette un modo di operare a livello politico-amministrativo che tiene conto solo o soprattutto delle esigenze di taglio dei costi. Tra l’altro - conclude il sindacalista - anche per i circa 60 dipendenti con i requisiti e subito riassunti ci sono stati dei motivi di discussione, perché la nuova gestione non vuole riconoscere loro gli scatti maturati fin qui e li vuol far ripartire dallo stipendio base”.
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