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MERANO. «Il Comune non si farà trovare impreparato. Abbiamo già attivato un piano di emergenza. Nessuno dei 38 ospiti di Villa Burgund deve temere di finire su una strada». L'assessore al sociale Stefan Frötscher non ha perso tempo e all'indomani della notifica ai residenti del Burgund che comunica loro che da aprile la Provincia non gli erogherà più gli assegni di cura, si è mosso per aprire un paracadute. Pensando al peggiore scenario possibile, vale a dire quello della chiusura della casa di via Manzoni gestita dalla cooperativa Haus Sonnenschein. «Non penso che si arrivi a quel punto con effetto immediato», ammette Frötscher. «Però è necessario che, nel momento in cui dovesse verificarsi, il Comune sappia come fronteggiare la situazione e avere una soluzione a portata di mano». Che consisterebbe, in sostanza, nello sfruttare una norma che permette, proprio in casi di emergenza, di predisporre due posti letto extra nelle case di riposo in servizio. Ovviamente per periodi di tempo limitati. Inoltre, Merano può usufruire della rinnovata convenzione con l'Ordine teutonico che ha incrementato di 25 unità, portandolo a 60 complessive, la disponibilità di posti letto per anziani nelle strutture di Tesimo e Foiana. Qualcuno ha anche ipotizzato che quella mossa volesse preparare una via d'uscita in vista della poi verificatasi decisione dell'assessorato provinciale al sociale di revocare l'assegno di cura con cui gli ospiti del Burgund pagano quota importante della retta. Senza quel denaro, far quadrare i conti diventa difficile.
Teorie a parte, per Frötscher la Provincia ha agito dando esecuzione a leggi e sentenze. Insomma non le getta la croce addosso, diversamente da quanto hanno fatto altri in consiglio comunale nella seduta di giovedì sera. Ma comunque esorta palazzo Widmann ad allargare le vedute e prendere in considerazione «forme alternative alle case di riposo canoniche».
Come, appunto, è Villa Burgund. Dove gli ospiti prendono la residenza e la cooperativa Haus Sonnenschein paga l'affitto della struttura. Fra l'altro fra i 38 anziani i meranesi sono 28, altri provengono da diverse Municipalità e il problema potrebbe dunque coinvolgere altre amministrazioni. Al Burgund gli anziani, affetti da demenza senile, godono di trattamenti differenti da quelli standardizzati, in particolare non assumono psicofarmaci e fin dove possibile compiono le faccende domestiche assieme. Nel 2005 la stessa Provincia aveva riconosciuto le strutture di Haus Sonnenschein come progetto pilota di “comunità alloggio per anziani”. I rapporti sono proseguiti con alterne fortune finendo poi in tribunale. Il Tar tre anni fa ha stabilito che il Burgund è una casa di riposo per anziani e che quindi deve ottemperare a tutte le normative previste per questo tipo di strutture in materia di sicurezza e di assistenza degli utenti. La cooperativa sociale Haus Sonnenschein, diretta da Dorothee Wagner, invece asseriva di configurarsi come “comunità abitative private” e quindi non sottoposte a tali normative. Il Consiglio di Stato nel 2015 ha confermato in sostanza la decisione del Tar. La questione è adesso pendente in Cassazione, alla quale si è appellata Haus Sonnenschein. E a ricorrere contro la Provincia ora sono pronti gli ospiti del Burgund. Corollari alla vicenda non di poco conto: i carabinieri che chiedono alla Provincia di valutare la chiusura della struttura, “priva di autorizzazione e accreditamento”, e i 17 dipendenti della stessa col fiato sospeso per il loro lavoro. Un bel ginepraio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA


