BOLZANO.

Una Regione più leggera di competenze, ma politicamente presente e influente. Lo scenario del nuovo assetto regionale inizia a definirsi, tra riforma costituzionale e revisione degli Statuti. Ne hanno parlato, nelle interviste al nostro giornale, i presidenti Arno Kompatscher (Bolzano) e Ugo Rossi (Trento). In sintonia anche le voci dei presidenti delle paritetiche, Francesco Palermo (Commissione dei Sei) e Lorenzo Dellai (Commissione dei Dodici).

Palermo parte da una constatazione: «Le parole di Rossi e Kompatscher confermano che sono cadute tante resistenze. Si può pensare a come disegnare la nostra futura convivenza regionale. A me convince lo schema che vedrebbe una Regione priva di potere legislativo, ma con un ruolo di coordinamento tra le due Province su temi fondamentali come sanità, trasporti, ricerca. Su argomenti di questa portata è impensabile che Bolzano e Trento non collaborino. Essendo antistorico immaginare di consegnare alla Regione le competenze su questi temi, allora la Regione potrebbe diventare un organismo che dà continuità alla politica delle due Province. Già ora accade grazie alla collaborazione tra le giunte: il modello diventerebbe più efficace, se venisse istituzionalizzato, coinvolgendo anche il consiglio regionale». Secondo Palermo un fatto è scontato: «Siamo troppo piccoli, per farcela da soli. E nei fatti, lo schema di cui parlavo è già radicato: un tempo la Commissione dei Sei aveva una importanza nettamente superiore alla Dodici. Oggi vale il contrario. È dalla Dodici che passano le norme più “pesanti”, pensiamo al personale della giustizia, ai parchi, al personale degli uffici tributari». Quanto alla riforma degli Statuti, la Provincia di Bolzano ha deciso di procedere da sola, istituendo la Convenzione per l’autonomia. Trento ha iniziato il proprio percorso. Le proposte dovranno alla fine sfociare in un testo unico, votato dai consigli provinciali e regionale. Palermo, che era favorevole a una convenzione regionale unica, sottolinea: «La vera partita sulla futura autonomia la giocheremo lì, in ciò che verrà inserito nella riforma dello statuto». Questa è invece la premessa di Dellai: «Vediamo come andrà il referendum costituzionale di domenica. Un conto sarebbe avviare la riforma dello Statuto con la vittoria del no, e un conto con la vittoria del sì, che garantirebbe il meccanismo dell’intesa tra Stato e province sulle modifiche statutarie». Con la vittoria del sì, prosegue Dellai, «si potrebbe partire con una prima operazione di modifica dello Statuto, per insediare il meccanismo dell’intesa, prevedendo una nuova ripartizione delle competenze, tra Stato e Province, acquisendo le competenze oggi concorrenti e rafforzando il ruolo delle commissioni paritetiche, come strumento per costruire le intese tra Stato e Province». Il secondo capitolo, prosegue Dellai, «riguarda invece la parte di Statuto dedicata ai rapporti interni, ai poteri della Regione e delle Province, e in Alto Adige ai rapporti tra gruppi linguistici». Dellai è favorevole a una Regione più leggera? «Il tema vero è l’unicità dello Statuto, che si deve tradurre in una forma istituzionale di raccordo tra Trento e Bolzano. Già la staffetta a metà legislatura che avviai come presidente insieme a Durnwalder ha indicato la strada di una Regione che non amministra, o amministra poco, ma svolge un ruolo di raccordo. Se ne può ragionare finalmente a mente fredda: da una parte è caduta la tentazione di un nuovo “los von Trient”, dall’altra, in casa trentina, si è capito che non si può tornare a una Regione in stile anni Cinquanta». (fr.g.)

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