PHOTO
BOLZANO. Nell’antichità si diceva mens sana in corpore sano, e a quanto pare nessuno ha ancora avuto il coraggio di smentire la saggezza popolare. Anzi, in Alto Adige si sta facendo largo tutta una scuola di pensiero tra gli imprenditori più “illuminati”, che a partire dal motto latino si trasforma in una molto concreta politica delle relazioni industriali. Succede allora che i dipendenti vengano trattati veramente da “risorse umane”, che l’impresa non si limita a pagare alla fine del mese per il lavoro svolto, ma per la salute dei quali vigila e si adopera. Non si tratta di filantropia new age, ma d’un calcolo ben calibrato: il dipendente lavora di più e con più entusiasmo, si affeziona all’azienda e al marchio, e infine crolla l’assenteismo. Per ottenere un risultato tanto straordinario, però, gli sforzi non sono da meno. E il capo del personale di turno si trasforma nel genio della lampada che sforna idee sempre nuove per conservare quell’atmosfera leggera e frizzante che fa lievitare la produttività anche dell’ultimo centralinista. Nascono iniziative come il team-building, una specie di vacanza di gruppo, di solito al mare o addirittura in barca, con tutti i colleghi di reparto, fatta di giochi di società e attività sportive per favorire l’integrazione tra colleghi; ma nella lista ci sono anche i corsi di cucina, la mensa rigorosamente biologica, l’abbonamento ad una palestra o addirittura l’installazione di una palestra per i dipendenti nel complesso aziendale. Alcuni imprenditori pagano anche lo yoga e il pilates, e fanno in modo che in ogni ufficio non manchi mai una cesta di frutta fresca da cui pescare liberamente; poi c’è chi porta tutta la compagnia in settimana bianca o affida la dirigenza ad una società di consulenza per educarla ad una comunicazione più motivante. L’ultimo esempio di questo genere di “imprese dei sogni” è arrivato ieri, con la consegna di sette diplomi di “impresa sana” secondo la certificazione della Fondazione Vital. «Con queste ultime sono già 23 le aziende altoatesine che hanno assunto l’impegno di prendersi cura dei propri dipendenti – afferma il direttore della fondazione Franz Plörer – e tutte hanno ricevuto benefici in termini di maggiore impegno dei lavoratori, adeguati rispetto agli sforzi sostenuti». I dati dell’Istituto di ricerche economiche della Camera di Commercio portano a conforto di queste esperienze una statistica che parla di un ritorno economico tra le due e le dieci volte superiore all’investimento, con calo dell’assenteismo fino al 25%. «Purtroppo la promozione della salute all’interno delle aziende – commenta l’analista dell’Ire Stefan Perini – è ancora lontana dall’essere una consuetudine, attualmente la maggior parte delle imprese si limita ad espletare gli obblighi di legge in termini di sicurezza sul lavoro ed ergonomia, il passo successivo dovrebbe essere proprio la ricerca del benessere diffuso, fatto non solo di regali ma profondamente radicato nell’organizzazione dell’impresa».
Mentre a Roma qualcuno tenta di cancellarli dalle mappe, gli ospedali di Brunico e San Candido si distinguono come “imprese sane” nella cerimonia di ieri. Insieme al Comune di Brunico, infatti, il distretto sanitario ha superato il test della fondazione Vital per ottenere la certificazione. Tutt’altro che facile, spiega la dirigente Maria Rieder, «con i nostri 1500 dipendenti e un’organizzazione distribuita su due sedi, ci siamo concentrati nello sviluppo di una comunicazione aziendale più distesa e motivante. L’età lavorativa si allunga e il personale deve essere continuamente motivato, per questo è importante creare la giusta atmosfera sul lavoro, in modo che tutti lavorino con entusiasmo».


