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BOLZANO. Palliative, soprattutto una questione di civiltà.
E’ attesa a breve la firma dell'assessora alla sanità Martha Stocker al nuovo piano provinciale per l'organizzazione delle cure su tutto il territorio della provincia, sia per gli adulti che per i bambini.
Massimo Bernardo, geriatra, fondatore e responsabile dell'Hospice del San Maurizio, parla di una novità importante e attesa da tempo: «Le palliative a Bolzano hanno dieci anni di vita ma nel resto dell’Alto Adige c’è ancora molto da fare. E’ giusto che anche chi abita nell’ultimo maso sia seguito . Controllare ed eliminare il dolore nei malati cronici ed in quelli terminali è una questione che non si discute e dobbiamo ricordare che in provincia le persone che hanno bisogno di cure palliative sono più di duemila l'anno, di cui la metà nel capoluogo. Penso che i malati terminali abbiano il diritto di vivere gli ultimi mesi e gli ultimi istanti della loro vita senza soffrire ed i malati cronici debbano poter vivere senza dolore». A Bolzano l’hospice ha 11 letti ed un day hospital. Un'equipe di 4 medici, 16 infermieri ed una psicologa che permette di seguire circa 450 pazienti l'anno qui e da due anni aiuta tutti gli altri a casa grazie ad un sistema di assistenza che funziona con le sinergie messe in campo tra medici di famiglia e infermieri.
«Certo, se avessimo più forze potremmo seguire più persone a casa. Lo dice la legge 38 del 2010 e lo dice lo stesso nuovo piano che la Stocker si appresta a firmare».
Come sono organizzate le palliative nel resto dell'Alto Adige? «Con qualche medico di medicina generale che si è formato, altrimenti i pazienti finiscono in ospedale dove non si effettuano interventi per migliorare la qualità della vita. Ma la legge prevede, per un principio di giustizia ed equità, che tutti in caso di necessità debbano avere un'assistenza adeguata per alleviare non solo la sofferenza fisica, ma anche quella psicologica, spirituale e sociale che accompagna le malattie croniche inguaribili. Ovviamente questo riguarda tutti gli anziani o i malati che vivono in casa, nelle case di riposo e le persone ricoverate in ospedale. Per raggiungere l'obiettivo la soluzione è quella di realizzare attraverso il nuovo piano una rete assistenziale composta di persone con competenze specifiche (medici specialisti in cure palliative, medici di medicina generale, infermieri, psicologi, ecc..)». Un aspetto fondamentale è poi che i malati devono essere raggiunti prima possibile, perché il diritto ad una buona qualità della vita vale fin dall’inizio della malattia.
Oggi il convegno all’Eurac. "Io dormo... prendetevi cura di me". Le palliative fanno un altro passo avanti. Se ne parlerà oggi all'Eurac dalle 8.30 al quinto convegno della Società italiana di cure palliative (Sicp). Bernardo spiega che l’occasione è importante. «Parleremo di sedazione palliativa, tematica molto delicata. Si tratta di una procedura (già legale in Francia) per far dormire quei pazienti che hanno sintomi gravissimi e non altrimenti gestibili. E' una attività legale e doverosa nei confronti delle persone che soffrono, ma purtroppo viene spesso accostata all'eutanasia ed al suicidio assistito, che sono ben altra cosa oltre che illegali. E oggi affronteremo la questione dal punto di vista clinico ed etico con i maggiori esperti». Ricordiamo che il direttivo Sicp Trentino Alto Adige è composto dallo stesso Bernardo, da Federica Bresciani, Mara Marchesoni, Giovanni Menegoni ed Anna Vanzo e che lo scopo dell'evento é di approfondire gli aspetti della gestione clinica, assistenziale, psicologica ed etica del paziente per il quale vi sono indicazioni alla sedazione. La tavola rotonda metterà a confronto operatori diversi sempre ricordando che la sedazione palliativa/terminale non va confusa con l’eutanasia o il suicidio.
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