BOLZANO. Come è possibile affrontare la fase terminale della vita? Questa domanda è stata al centro del convegno specialistico "Finalmente vivere - esiste vita prima della morte?" organizzato dal servizio Caritas Hospice in collaborazione con il Centro Convegni Abbazia di Novacella. Massimo Bernardo, responsabile del reparto Hospice-Cure Palliative all'ospedale di Bolzano, chiede un cambiamento nell'atteggiamento da tenere anche da parte della medicina. "La medicina ha fatto passi da gigante. Persone che soffrono di malattie incurabili hanno oggi, rispetto al passato, un'aspettativa di vita nettamente migliore. Ma non si tratta solamente di quanto a lungo una persona possa vivere, si deve considerare anche come questa persona può condurre la propria vita, le condizioni in cui è costretta a vivere. Alcuni trattamenti portano solo a più sofferenza, perché allungano l'esistenza a discapito della qualità di vita. E' necessario prendere in considerazione nuovi approcci. Dobbiamo occuparci di più dei morenti, prendere sul serio e avere a cuore i loro bisogni e desideri e condividere le loro decisioni. In questo modo ci guadagnano tutti: i pazienti possono essere trattati secondo le loro esigenze, i medici possono adeguare le terapie meglio ai desideri dei morenti, e le strutture sanitarie possono utilizzare le risorse disponibili in maniera più adeguata e mirata".

Si è parlato anche del desiderio di eutanasia delle persone che sono afflitte da sofferenza e dolore. "Chi è contrario all'eutanasia e al suicidio assistito deve allo stesso tempo fare qualcosa per le persone gravemente malate e morenti che possa aiutarle nel momento del fine vita", sottolinea il direttore della Caritas Heiner Schweigkofler. Spesso le persone sul punto di morte sono esposte ad alti livelli di dolore e patiscono sofferenze sia fisiche che spirituali. Non è quindi sufficiente cercare di spiegare che il loro desiderio non è legalmente ed eticamente ammissibile. Bisogna piuttosto riflettere e considerare da dove questo desiderio di morire venga e non trascurare cosa aiuta la qualità di vita delle persone che affrontano il fine vita. "Il desiderio di morire espresso da un malato è sempre da prendere sul serio", spiega il responsabile del servizio Caritas Hospice Günther Rederlechner. "In molti casi è un grido di aiuto. Hanno paura del dolore e della sofferenza che dovranno affrontare, della solitudine”.