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BOLZANO. Discrezione e delicatezza sono d'obbligo nel lavoro quotidiano del team interdisciplinare della comunità Panta Rhei, una casa che da quarant'anni accoglie bambine e bambini, ragazze e ragazzi provenienti da situazioni familiari fragili e complesse. Talvolta così difficili da rendere necessario, su indicazione dei servizi competenti, un distacco temporaneo dal nucleo d'origine. In questi casi Panta Rhei diventa, per periodi brevi, medi o lunghi, una nuova casa, un luogo sicuro in cui ritrovare stabilità, ascolto e relazioni significative.
Gli otto posti letto disponibili sono occupati, di volta in volta, da giovani con età, bisogni, storie personali e aspettative molto diverse tra loro. Una sfida educativa importante, che richiede competenze, flessibilità e una grande capacità di armonizzazione. Educatrici ed educatori lavorano per creare un contesto il più possibile simile a quello familiare: i pasti condivisi, l'accompagnamento nella quotidianità scolastica, il tempo libero organizzato tra attività, gite e vacanze estive. Si vive insieme, ma senza mai perdere di vista l'unicità di ciascuno: accanto alla dimensione comunitaria, infatti, trova sempre spazio il confronto individuale con la figura pedagogica di riferimento. Recentemente la comunità ha celebrato un traguardo significativo: quarant'anni di attività.
Un anniversario festeggiato sia a livello istituzionale sia in modo informale, coinvolgendo anche ex operatori ed ex ospiti, oggi adulti. Un momento di memoria condivisa e di riconoscimento del valore di un progetto che ha saputo attraversare il tempo adattandosi ai cambiamenti sociali e ai nuovi bisogni educativi.Alla festa hanno portato il loro saluto numerose autorità e figure di riferimento del territorio. Tra queste il presidente dell'Associazione La Strada - Der Weg Alessio Cuccurullo, la direttrice dell'area Tutela Minori Elisabetta Fabbris e la responsabile clinica Ulli Oberlechner. Presenti anche la primaria della psichiatria dell'età evolutiva Donatella Arcangeli, il direttore della Ripartizione servizi alla comunità locale del Comune di Bolzano Carlo Alberto Librera, il presidente del Tribunale per i minorenni di Bolzano Benno Baumgartner, la ex direttrice dell'Azienda Servizi Sociali di Bolzano Liliana Di Fede e la consigliera della Circoscrizione Oltrisarco Judith Kofler Peintner.
«In questi lunghi anni di attività, la comunità Panta Rhei ha saputo evolversi e adattarsi a nuovi bisogni», racconta l'attuale coordinatrice Alessia Masocco. Un'evoluzione concreta, che dal 2007 ha visto l'ampliamento dell'équipe con nuove figure professionali, come la terapista funzionale e la psicologa, per poter accogliere anche giovani con problematiche di tipo neuropsichiatrico. «È bello pensare - prosegue Masocco - che negli anni questa casa abbia offerto stabilità e calore umano a decine di ragazze e ragazzi, sostenendoli e accompagnandoli con professionalità nel delicato percorso di crescita e di ingresso nell'età adulta».
Anche il nome della comunità racchiude una visione profonda. Panta Rhei, espressione di origine greca, significa infatti "tutto scorre". «Nulla è immobile, tutto è in continua mutazione ed evoluzione - conclude la coordinatrice - ed è la metafora perfetta per un luogo in cui giovani che arrivano con una situazione di apparente svantaggio sociale hanno la possibilità di rinascere, acquisire nuove competenze e ritrovare fiducia in se stessi». L'obiettivo primario resta sempre il rientro in famiglia; quando questo non è possibile, il lavoro educativo si concentra sull'accompagnamento verso una vita autonoma, aiutando ragazze e ragazzi a "spiccare il volo" con maggiore consapevolezza e sicurezza. (da sinistra, Judith Kofler Peintner, Alessio Cuccurullo, Ulrike Oberlechner; Carlo Alberto Librera, Liliana Di Fede, Donatella Arcangeli, Elisabetta Fabbris, Benno Baumgartner)


