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BOLZANO. C'è un angolo un po' più al buio tra i molti che immalinconiscono l'asse di Corso Libertà, ed è il parco dietro il monumento. Col rischio che il Museo del Monumento alla Vittoria possa passare dalle luci (della ribalta) dei giorni e dei mesi post inaugurazione alle ombre di una possibile invisibilità (o invivibilità).
Tanto che per il Comune il tema sta diventando un focus quotidiano: «Non passa riunione che il sindaco non ci interroghi sul caso: come va lì, in Piazza Vittoria? Ebbene, proprio lì stiamo organizzando un piano di riqualificazione», annuncia Sandro Repetto. Già esisteva un progetto, per la verità. Il quale prevedeva oltre alle figure artistiche sedute sulle panchine o tra gli alberi a riprodurre metallici visitatori del luogo, anche una serie di chioschi e di luci per indurre alla frequentazione del parco e per fungere da «portali d'ingresso» del museo in sotterranea. Quel progetto elaborato con la consulenza della facoltà di Design Lub di Kuno Prey e da Sergio Camin, è rimasto nel cassetto. La ragione? «Si tratta di capire se avviarlo subito o lavorare ad una integrazione complessiva del rilancio del parco insieme alla piazza ai suoi piedi, visto che i lavori per il parcheggio Vittoria inizieranno tra non molti mesi», osserva l'assessore alla cultura. Che fa emergere due altre criticità. La prima: il terreno del parco non è comunale, appartiene al demanio, quindi vanno intrapresi percorsi autorizzativi più complessi («per i chioschi stabili, ad esempio»,aggiunge Repetto). La seconda: i clochard. Qui interviene Sergio Ronchetti. I suoi vigili compiono quasi quotidianamente controlli tra le panchine dove stazionano. Col loro nucleo di prossimità oppure coordinando e assistendo il lavoro dei servizi sociali. «Ma il problema vero - dice il comandante della polizia urbana - è che non possediamo gli strumenti normativi per dare un senso compiuto alle nostre azioni». Tradotto: i vigili controllano, danno multe, tentano di indurre i clohard a liberare di giorno le panchine e di notte i portici che affiancano soprattutto la libreria Cappelli ma non hanno l'autorità per spostarli o costringerli a usufruire dei centri assistenza o di quelli antifreddo del municipio. «Sono soprattutto uomini dell'est europeo, polacchi o rumeni. Anche qualche donna - racconta Ronchetti - ma delle sanzioni amministrative se ne fanno delle palline di carta...». È un nucleo consolidato, insomma. Che ha scelto un suo stile di vita consapevolmente ai margini. Sandro Repetto in questa situazione pensa a una soluzione radicale: «L'idea è chiedere un vertice col commissariato del governo per attivare strumenti anche d'emergenza». Aggiunge Andrea Di Michele, lo storico che con Hannes Obermair e altri ha innervato il comitato scientifico che ha costruito il percorso museale: «Il futuro del museo è naturalmente molto legato alle possibilità di interventi migliorativi sul parco di fronte», dice. Perché il luogo è estremamente sensibile. In pieno centro nuovo e legato ad una struttura che ha significato molto per la città soprattutto in termini simbolici: il museo del monumento depotenziato. Ebbene, proprio il suo ingresso e i cartelli che lo illustrano sono stati aggrediti dal degrado, come testimoniano alcune fotografie scattate da Rudolf Benedikter proprio in queste ore. Anche il comitato InCorso, pur diviso da polemiche interne in funzione dei progetti di riqualificazione del portici, vede nel rilancio del parco Vittoria e del suo museo un'occasione strategica: «Pensiamo ai visitatori, ai turisti, alle scuole e immaginiamoci un verde ridisegnato e pieno di vita e di iniziative quanto potrebbe incidere sulla vivacità di Corso Libertà nella sua parte alta» dicono in coro i commercianti. Insomma, il futuro del Corso passa anche da un piccolo parco.
Tanto che per il Comune il tema sta diventando un focus quotidiano: «Non passa riunione che il sindaco non ci interroghi sul caso: come va lì, in Piazza Vittoria? Ebbene, proprio lì stiamo organizzando un piano di riqualificazione», annuncia Sandro Repetto. Già esisteva un progetto, per la verità. Il quale prevedeva oltre alle figure artistiche sedute sulle panchine o tra gli alberi a riprodurre metallici visitatori del luogo, anche una serie di chioschi e di luci per indurre alla frequentazione del parco e per fungere da «portali d'ingresso» del museo in sotterranea. Quel progetto elaborato con la consulenza della facoltà di Design Lub di Kuno Prey e da Sergio Camin, è rimasto nel cassetto. La ragione? «Si tratta di capire se avviarlo subito o lavorare ad una integrazione complessiva del rilancio del parco insieme alla piazza ai suoi piedi, visto che i lavori per il parcheggio Vittoria inizieranno tra non molti mesi», osserva l'assessore alla cultura. Che fa emergere due altre criticità. La prima: il terreno del parco non è comunale, appartiene al demanio, quindi vanno intrapresi percorsi autorizzativi più complessi («per i chioschi stabili, ad esempio»,aggiunge Repetto). La seconda: i clochard. Qui interviene Sergio Ronchetti. I suoi vigili compiono quasi quotidianamente controlli tra le panchine dove stazionano. Col loro nucleo di prossimità oppure coordinando e assistendo il lavoro dei servizi sociali. «Ma il problema vero - dice il comandante della polizia urbana - è che non possediamo gli strumenti normativi per dare un senso compiuto alle nostre azioni». Tradotto: i vigili controllano, danno multe, tentano di indurre i clohard a liberare di giorno le panchine e di notte i portici che affiancano soprattutto la libreria Cappelli ma non hanno l'autorità per spostarli o costringerli a usufruire dei centri assistenza o di quelli antifreddo del municipio. «Sono soprattutto uomini dell'est europeo, polacchi o rumeni. Anche qualche donna - racconta Ronchetti - ma delle sanzioni amministrative se ne fanno delle palline di carta...». È un nucleo consolidato, insomma. Che ha scelto un suo stile di vita consapevolmente ai margini. Sandro Repetto in questa situazione pensa a una soluzione radicale: «L'idea è chiedere un vertice col commissariato del governo per attivare strumenti anche d'emergenza». Aggiunge Andrea Di Michele, lo storico che con Hannes Obermair e altri ha innervato il comitato scientifico che ha costruito il percorso museale: «Il futuro del museo è naturalmente molto legato alle possibilità di interventi migliorativi sul parco di fronte», dice. Perché il luogo è estremamente sensibile. In pieno centro nuovo e legato ad una struttura che ha significato molto per la città soprattutto in termini simbolici: il museo del monumento depotenziato. Ebbene, proprio il suo ingresso e i cartelli che lo illustrano sono stati aggrediti dal degrado, come testimoniano alcune fotografie scattate da Rudolf Benedikter proprio in queste ore. Anche il comitato InCorso, pur diviso da polemiche interne in funzione dei progetti di riqualificazione del portici, vede nel rilancio del parco Vittoria e del suo museo un'occasione strategica: «Pensiamo ai visitatori, ai turisti, alle scuole e immaginiamoci un verde ridisegnato e pieno di vita e di iniziative quanto potrebbe incidere sulla vivacità di Corso Libertà nella sua parte alta» dicono in coro i commercianti. Insomma, il futuro del Corso passa anche da un piccolo parco.


