BOLZANO. Quando una città cambia fisionomia, qualcuno dice finalmente e qualcun altro protesta. Tutti con buoni motivi, fossero soltanto estetici o più concretamente legati a interessi concreti. È quello che sta accadendo intorno a Piazza della Vittoria e al sempre rinviato e ora approvato parcheggio sotterraneo: da un lato gli abitanti della zona che dicono finalmente, dall'altro gli ambulanti preoccupatissimi per il forzato spostamento della loro attività che da decenni, il sabato, si svolge sulla piazza e nelle strade adiacenti.

Dopo aver registrato la soddisfazione delle cooperative che andranno ad occupare tre quarti dei parcheggi interrati - i posti rimanenti saranno gestiti dal Comune che dovrà offrire parcheggio anche ai visitatori del nuovo museo sotto il Monumento -, la parola passa ai rappresentanti dei venditori ambulanti. Ieri mattina abbiamo fatto un giro fra le bancarelle del mercato, sentendo alcuni venditori di lungo corso, soci dell'associazione Anva.

«Sono qui da sempre - ci dice Maurizio Albertini, presidente dell'Anva, che con la moglie gestisce un banchetto di abbigliamento verso Corso Libertà -: da 43 anni lavoro come ambulante, presentandomi qui tutti i sabati. Quindi so cosa vuol dire fare questo lavoro, alzarsi presto, affrontare i problemi logistici dell'assegnazione del posto, eccetera. Il parcheggio sotterraneo? Se ne parla da almeno vent'anni. Ho saputo della decisione dal vostro giornale: mi rendo conto che i parcheggi servono, per carità, ma credo anche che il problema si sarebbe potuto affrontare tanti anni fa arrivando a un progetto maturato attraverso una discussione ponderata».

Che cosa faranno gli ambulanti sfrattati? «È un bel problema, perché parliamo di 300 banchetti che danno da vivere a 500 famiglie, il 60 per cento italiane, le altre straniere. Qui non si tratta di difendere qualche piccolo negoziante, ma di un comparto economico enorme. Tutti i sabati ci sono cento venditori che si mettono in lista d'attesa per coprire eventuali assenze. Fra l'altro, la clientela del mercato rappresenta il ceto medio-basso, che con la crisi non può che aumentare».

Una soluzione? «Non sono per le barricate. La soluzione è una sola: sedersi a un tavolo di discussione assieme a tutte le parti coinvolte, dalle cooperative che vogliono il parcheggio agli ambulanti, ai politici che dovranno gestire la situazione». Livio Rossato vende cinture, articoli in pelle e ombrelli in Via Orazio: da quando? «Dal 1988. E sono sempre più convinto che il mercato è un pezzo prezioso della vita della città: quelli rionali sono dei grandi centri commerciali che si muovono e che garantiscono un servizio di vicinato. In più, quello del sabato diventa una preziosa coda turistica del flusso che parte dal centro e che attraversa Ponte Talvera».

Un'alternativa a Piazza della Vittoria? «Si parla soltanto di Corso Libertà, ma lo spazio non è sufficiente. A me piacerebbe il centro storico, ma gli spazi sono angusti». Come reagirete? «So che qualcuno si è già rivolto a un legale, per tutelare la propria attività. Io, che faccio parte dell'Anva, dico: trattiamo, discutiamone». Paolo Saggin ha un banco-furgone di formaggi e salumi che chiude la piazza sul lato sud.

«Mio padre lavorava qui già alla fine degli anni Sessanta, io e mio fratello abbiamo rilevato l'attività nel'98 e facciamo tutti i mercati rionali: Don Bosco, Piazzetta Bersaglio, Via Rovigo e poi qui. I parcheggi? So che gli ultinmi costruiti, quello di Piazza Mazzini e Via Locatelli, restano sempre mezzi vuoti. Se ci sposteranno per un paio d'anni, sono sicuro che lo sfratto sarà definitivo. Qualcuno ha suggerito la zona industriale: mi sembra una follia».