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BOLZANO. Karl Rainer, ex direttore della Ripartizione, (nella foto) possiede una trentennale esperienza nelle aule del patentino. E, soprattutto rivolgendosi agli italiani ma ormai non più solo a loro, suggerisce alcuni «segreti» per affrontare meglio l'esame ma anche , insiste «per avere una migliore conoscenza dell'altra lingue e cultura». Per prima cosa leggere i giornali e ascoltare radio e tv in tedesco, se si è italiani. Avere poi il gusto della «presa diretta», di leggere libri in originale. «Io non rinuncerei ormai più al mio Dante in italiano», confessa.
E ancora « studiare l'anima della lingua», avvicinarsi agli usi e ai costumi, ai modi di vivere, ai sentimenti dell'altro gruppo «a come guardano alla vita».
Insomma, tanta curiosità anche intellettuale. Infine il contatto diretto con l'altro ambiente: «Non avere timori nel frequentare ambienti e persone che non parlano la tua lingua. Sbagliare, magari non capire, ma insistere». Lui , dice ha imparato più l'italiano «in tre settimane di studio all'Ettore Majorana in Sicilia che sui libri».
E infine la scuola. Non avere remore o resistenze, spiega, «come tante passate generazioni» nello studio del tedesco.
«Il dialetto? Questa proposta di inserirlo nei corsi anche extraorario la ritengo un vicolo cieco. I ragazzi- dice- devono già imparare tre lingue, italiano, tedesco e inglese. Basta. Accedano al dialetto nella vita privata, se lo desiderano...». (p.c.)
E ancora « studiare l'anima della lingua», avvicinarsi agli usi e ai costumi, ai modi di vivere, ai sentimenti dell'altro gruppo «a come guardano alla vita».
Insomma, tanta curiosità anche intellettuale. Infine il contatto diretto con l'altro ambiente: «Non avere timori nel frequentare ambienti e persone che non parlano la tua lingua. Sbagliare, magari non capire, ma insistere». Lui , dice ha imparato più l'italiano «in tre settimane di studio all'Ettore Majorana in Sicilia che sui libri».
E infine la scuola. Non avere remore o resistenze, spiega, «come tante passate generazioni» nello studio del tedesco.
«Il dialetto? Questa proposta di inserirlo nei corsi anche extraorario la ritengo un vicolo cieco. I ragazzi- dice- devono già imparare tre lingue, italiano, tedesco e inglese. Basta. Accedano al dialetto nella vita privata, se lo desiderano...». (p.c.)


