BOLZANO. Se il Blow Up fu la madre di tutte le discoteche bolzanine, il «Parson's» è stato il padre di tutti gli art-bar di Bolzano, il pioniere cioè di tutti i locali che hanno cercato di sconfinare nella musica o nell'arte. Fosse anche solo l'arte di servire un Lagrein riserva al posto del bicchiere di rosso, di inventare un cocktail e servirlo mentre sul video andava l'ultimo videoclip di Prince.

Dal 1978 al 1986, evolvendosi poi nel «Cin-Cuè», il Parson's ha fatto tendenza negli spazi oggi occupati dal bar- pizzeria König all'inizio di Viale Stazione, con vista su Piazza Walther. L'inventore di quel locale e di un'altra mezza dozzina sparsi per tutta la città - dal Kookaburra al Caffè Teatro, dal Lorelei all'8 e mezzo, dal 301 all'attuale Officina Ristoro in Via Buozzi, è il bolzanino Claudio Trapella, per tutti "Klaus": «Mi hanno battezzato così pensando che Klaus fosse la traduzione di Claudio anziché l'abbreviazione di Nikolaus, ma non c'è problema. Il Parson's? Gran bella avventura...»

C'era una volta... C'era una volta un ragazzo irrequieto che girava l'Europa in cerca di sé stesso e del suo futuro. Vissi due anni ad Amburgo, lavorando in un bar, ma il colpo di fulmine arrivò a Londra, dove entrai al celebre Parson's Bar di Fullham Road. Lì capii che la mia vocazione era quella di creare un locale diverso dai soliti bar: tornai a Bolzano e presi in affitto quello che allora era il Bar Astor, detto anche "bar della Finanza" perché stava proprio di fronte alla sede delle fiamme gialle. Per Bolzano, una novità assoluta. Direi di sì: sia per quello che si poteva consumare, sia per il contorno artistico e musicale e per i personaggi che lo frequentavano. Partimmo con alcuni amici e con 14 milioni, cioè pochi, e tante idee. Avevo 27 anni e suonavo il basso nei Cormorani.

Che cosa offriva, il Parson's? Un'ampia scelta di vini e di birre, quando qui nessuno andava oltre la Forst. E poi panini speciali, alla francese, che molti consumavano come pranzo. E che la concorrenza veniva a comperare per poi copiarmeli. E tanta musica, almeno un concerto la settimana: hanno suonato al Parson's Pietro Tonolo, gli Skiantos, Enrico Micheletti, Lorenzo Frizzera, Gemma Bertagnolli, e tutti i jazzisti lcoali che hanno fatto strada, da Michi Lösch a Gigi Grata e Fiorenzo Zeni.

E tanta arte: le pareti del bar erano come quelle di una galleria. Persino il bagno, dove tutti lasciavano un graffito o una poesia, mica i messaggi volgari degli autogrill. A proposito di artisti, il bar era frequentato da Giorgioppi, Massimo Rao, Florio Vecellio, Walter Prantner, Roberto Banci e Pierina Rizzardi. E Kobo, il re del tromp-l'oeil, che mi disegnava i manifesti. Senza dimenticare Giampietro Carlesso, che allora era uno studente e che ora ha sculture nei musei di mezza Europa. Quindi una clientela speciale. Moltissimi giovani, e tanti artisti. Anche quelli del teatro, da Marco Bernardi a Mario Antonelli, agli attori dello Stabile che alloggiavano lì vicino. E politici alternativi come Alex Langer, cliente abituale.

Problemi col vicinato? No, non troppi, anche se la clientela, con l'era punk che impazzava a fine anni Settanta, era gente strana, vistosa, creste e tanti colori. Ma anche con i concerti non abbiamo mai avuto grossi problemi. Fra i clienti c'erano persino alcuni giovani della Guardia di finanza, malvisti dai loro superiori. E tanti studenti che facevano blaun e passavno lì la loro mattina d'avventura. Ne incontro ancora alcuni che, ricordando quei tempi eroici, mi confessano di aver fregato un sacco di bicchieri e posacenere. Perché anche quelli erano "diversi". Forse non ho inventato nulla, ho annusato l'aria che tirava nelle grandi capitali europee scegliendo ciò che mi sembrava più adatto per Bolzano. Ed è stato un bel periodo.

Il Parson's è vissuto fino al 1986. Sì, poi avevo voglia di cambiare e l'ho trasformato nel «Cin-cuè». A Parigi era nato il Café Costas, creato da Philipp Stark, e mi sono ispirato a quello. Copiandone parte dell'arredo e dello stile. Durò fino al 1995». Klaus Trapella ha poi aperto e ceduto una mezza dozzina di locali, sempre a Bolzano. Senza mai dimenticare il suo Parson's, al quale in gennaio dedicherà una festa-amarcord dentro la sua attuale Officina Ristoro. La data non è ancora fissata.