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BOLZANO. Bocciata nel 2011 dalla commissione urbanistica provinciale, giudizio confermato poi sia dal Tar che dal Consiglio di Stato (sentenza marzo 2013) al quale il costruttore Antonio Dalle Nogare aveva fatto ricorso, perché l’area Mair-Defranceschi oltre via Resia alla fine del 2013 diventa idonea ad essere trasformata da verde agricolo ad edificabile per alloggi popolari e quindi può partecipare al nuovo bando indetto dall’Ipes per l’acquisto chiavi in mano di 110 appartamenti (valore dell’operazione 25 milioni): cos’è cambiato nell’arco di un paio d’anni? Lo abbiamo chiesto all’assessore all’urbanistica Chiara Pasquali che ha seguito l’iter della pratica al centro dell’inchiesta della Procura dopo l’esposto del consigliere comunale Alberto Filippi (Cinque stelle).
«Quando quell’area aveva partecipato al primo bando Ipes per un centinaio di alloggi, il Comune non aveva espresso un parere: c’era stato solo quello negativo della commissione urbanistica provinciale. Da noi la richiesta di idoneità urbanistica è arrivata nel 2013, in occasione del secondo bando Ipes. La pratica è stata esaminata dalla commissione urbanistica comunale, ma non sapevo che ci fossero state due sentenze contrarie alla trasformazione».
Due sentenze non erano motivi sufficienti per negare l’idoneità urbanistica?
«Mi sono attivata subito, per approfondire. Ho chiesto agli uffici di verificare se nel frattempo c’erano stati dei cambiamenti».
L’ufficio legale del Comune avrebbe dato parere negativo alla trasformazione dell’area.
«Sì, perché tra i motivi addotti dai giudici c’era anche il fatto che l’area Mair-Defranceschi era sottoposta a vincolo paesaggistico».
Come avete superato l’ostacolo?
«I miei uffici - Urbanistica, Avvocatura, Segreteria generale - hanno predisposto l’emendamento, poi approvato dal consiglio, con cui “il parere favorevole di idoneità urbanistica è condizionato alla preventiva rimozione del vincolo di particolare pregio paesaggistico”. Così è stato. Tanto che successivamente anche la commissione urbanistica provinciale, che a suo tempo aveva negato l’idoneità, ha dato parere favorevole» .
Qualcuno, tra i consiglieri, sospetta che quella pratica, almeno a livello di tempistica abbia avuto una corsia preferenziale: 9 dicembre in commissione, 12 in consiglio?
«La legge prevede che entro 60 giorni dalla presentazione della domanda il consiglio dia un parere sull’idoneità. Se avessimo aspettato, scattava il silenzio assenso».
È vero che, come sostiene Filippi, Katia Tenti, capo dipartimento dell’edilizia abitativa provinciale, si attivò per far ottenere l’idoneità urbanistica a quell’area?
«È falso: sono stata io a chiedere chiarimenti alla Tenti».
Non fu poco opportuno rivolgersi alla dirigente che, sempre secondo i Cinque stelle, avrebbe un rapporto di amicizia con il costruttore?
«Scusi, ma secondo lei trattandosi di una questione di urbanistica a chi mi sarei dovuta rivolgere se non alla dirigente provinciale? E comunque se dovessi guardare a tutti i rapporti di conoscenze, amicizie, lavoro qui non si farebbe più nulla».


