BOLZANO. «Renzo? Era il mio capo in Comune... Gran amministratore». E dunque, segretaria? «Ciò detto, dico anche che il candidato nostro o di coalizione dovrà uscire dalle primarie. O adesso o mai più. Questa volta non si scherza: ci vuole un mandato forte, molto forte». Liliana Di Fede ha appena letto l'"outing" di Renzo Caramaschi. Il suo gettare il cuore (e la proposta politica) oltre l'ostacolo (dei veti incrociati): «Sì, sono pronto a fare il sindaco del centrosinistra» ha detto l'ex city manager. Ma la segretaria del Pd prende l'occasione soprattutto per far salire il partito su binari che ritiene inevitabili: primarie, altrimenti si deraglia. Anche a sinistra, quella che va da Sel ai Verdi, Caramaschi era e forse è ancora visto come una figura di garanzia. Lo è stata anche questa primavera, quando tirava aria di primarie di coalizione, e gli ecosociali lo avevano individuato come candidato da contrapporre a Spagnolli. «E' una persona competente, un uomo trasparente», dice Luigi Gallo, «Ma attenzione: ci sono ancora troppe scorie tra noi e il Pd. I democratici hanno tenuto un atteggiamento molto negativo, difficile che tutto scompaia su una proposta, pur apprezzabile». E dunque? «Bisogna prendere atto che il centrosinistra è morto». Addirittura? «E cosa altro? Guardate Renzi. E anche qui a Bolzano siamo al liberi tutti. Per cui, prima di parlare di nomi, vediamo se alcuni nomi o questo nome in particolare saprà ricucire. Perché adesso è tutto slabbrato». Poi c'è il centro. Quel centro uscito malconcio dalle trattative per il terzo mandato di Spagnolli, la cui maggioranza, soprattutto interna ed Svp, ha guardato a lungo a sinistra piuttosto che dall'altro lato. E Angelo Gennaccaro, uno dei nomi evocati da Caramaschi come possibile sostegno centrista nel suo eventuale quinquennio, dice quello che t'aspetti. E cioè che «Caramaschi è una di quelle figure di grande esperienza amministrativa che potrebbe far fare alla politica un salto di qualità. Perché pensa ai problemi della città e non alle ideologie. Ci siamo troppo divisi sugli schieramenti - aggiunge- piuttosto che sulle cose da fare. Sarebbe ora di voltare pagina e allargare le coalizioni piuttosto che chiudersi nei fortini». E anche questo aspetto che interessa alla segreteria del Pd. Ed è per questo che Liliana Di Fede non manca di porre l'accento sul lavoro fin qui svolto da Caramaschi: «E' stato anche il mio diretto superiore, quando lavoravo in Comune alla ripartizione Servizi per la comunità. Ho sempre notato la stima che suscitava anche in chi non la pensava come lui. Aveva delle visioni». Quelle che mancano un po' in giro... «E' così. Ma sono anche felice che alcune figure stimabili siano accostate al Pd. Vuol dire che sappiamo attirare». Ma Gallo è ancora molto distante: «Mesi e mesi di sgarri, cambiamenti di alleanze, gelo e accuse non possono essere cancellati da un giorno all'altro. L'unica cosa positiva che vedo in questa proposta, oltre alla persona naturalmente, è che Caramaschi abbia gettato un sasso nello stagno. E che lo abbia fatto uno non organico ai democratici. Perché è bene prendere le distanze adesso e ragionare prima di tutto di cose da fare». (p. ca.)

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