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BOLZANO. Renziano, espressione del territorio e che vada bene alla Svp. Questo l’identikit del candidato che Pd e Stella alpina dovranno scegliere dopo la rinuncia da parte del senatore Francesco Palermo a ricandidarsi. Così, che spostato Gianclaudio Bressa nel collegio senatoriale di Bolzano-Bassa Atesina, resta da occupare la casella del seggio per la Camera. Niente paracadutati nazionali, sarà un altoatesino. Uomo o donna? Presto per dirlo. Nomi ne girano, spesso sono il frutto di autocandidature. Ma non è dai nomi che Democratici e Stella alpina vogliono partire. Almeno in questa fase: prima il programma da portare avanti nelle legislatura, poi il profilo e la ricerca di un candidato ideale. Lo fu cinque anni fa Francesco Palermo, indipendente quanto basta per abbracciare anche un consenso più ampio di quello espressione di Pd e Svp e con un bagaglio professionale che andava a pennello per quello che si presumeva dovesse essere il compito della legislatura che sta per finire, ovvero le riforme.
Partiamo dalle scadenze. Nel pomeriggio del 27 dicembre segreteria del Pd: si tratta di decidere la delegazione per l’incontro successivo con la Svp e di avviare il discorso sulla candidatura per la Camera. Poi entro il 29 dicembre dovrebbe esserci il primo vertice con la Stella alpina. Ieri non sono uscite novità dai Democratici. Ed in effetti, basta ricordare come andò cinque anni fa, proprio sul nome di Francesco Palermo. Nomi su nomi ed alla fine lo stesso senatore venne a sapere della scelta caduta su di lui, dopo che la stessa venne presa. Una paio d’ore per decidere se accettare o meno. Quindi molti nomi di quelli usciti in questi giorni sono destinati soltanto ad essere «bruciati». Poi c’è la questione della lingua tedesca. Con Francesco Palermo sull’argomento si andò sul velluto. Chi non ricorda che all’indomani della candidatura la Svp lo portò in «tour», spesso di sera, alle riunioni di partito in periferia, dove l’allora candidato-senatore veniva regolarmente sottoposto al fuoco di fila delle domande degli iscritti. Tutto in lingua tedesca. E per fortuna che in Bassa Atesina c’era Oskar Peterlini a sciogliere il ghiaccio. Sarà, quindi, ancora una volta una persona bilingue? Non è detto. Torniamo alle tre condizioni scritte in avvio di articolo. Il candidato Pd-Svp per la Camera deve essere renziano. Quelli doc, espressione della maggioranza nel partito provinciale non sono tantissimi da spendere per il Parlamento. Uno dei grandi del Pd altoatesino, che non vuole essere citato, spiega così la realtà: «Matteo Renzi ha bisogno di un gruppo parlamentare coeso, fedele e vuole quindi candidati di cui ci si possa fidare. Ecco spiegato come, ad esempio, non ci siano possibilità per Luisa Gnecchi». Più facile, allora, pensare a nomi come quello dell’ex segretaria Liliana Di Fede o dell’ex sindaco Luigi Spagnolli. «Eppure c’è ancora chi mi chiede di ricandidarmi», chiude la deputata.
Partiamo dalle scadenze. Nel pomeriggio del 27 dicembre segreteria del Pd: si tratta di decidere la delegazione per l’incontro successivo con la Svp e di avviare il discorso sulla candidatura per la Camera. Poi entro il 29 dicembre dovrebbe esserci il primo vertice con la Stella alpina. Ieri non sono uscite novità dai Democratici. Ed in effetti, basta ricordare come andò cinque anni fa, proprio sul nome di Francesco Palermo. Nomi su nomi ed alla fine lo stesso senatore venne a sapere della scelta caduta su di lui, dopo che la stessa venne presa. Una paio d’ore per decidere se accettare o meno. Quindi molti nomi di quelli usciti in questi giorni sono destinati soltanto ad essere «bruciati». Poi c’è la questione della lingua tedesca. Con Francesco Palermo sull’argomento si andò sul velluto. Chi non ricorda che all’indomani della candidatura la Svp lo portò in «tour», spesso di sera, alle riunioni di partito in periferia, dove l’allora candidato-senatore veniva regolarmente sottoposto al fuoco di fila delle domande degli iscritti. Tutto in lingua tedesca. E per fortuna che in Bassa Atesina c’era Oskar Peterlini a sciogliere il ghiaccio. Sarà, quindi, ancora una volta una persona bilingue? Non è detto. Torniamo alle tre condizioni scritte in avvio di articolo. Il candidato Pd-Svp per la Camera deve essere renziano. Quelli doc, espressione della maggioranza nel partito provinciale non sono tantissimi da spendere per il Parlamento. Uno dei grandi del Pd altoatesino, che non vuole essere citato, spiega così la realtà: «Matteo Renzi ha bisogno di un gruppo parlamentare coeso, fedele e vuole quindi candidati di cui ci si possa fidare. Ecco spiegato come, ad esempio, non ci siano possibilità per Luisa Gnecchi». Più facile, allora, pensare a nomi come quello dell’ex segretaria Liliana Di Fede o dell’ex sindaco Luigi Spagnolli. «Eppure c’è ancora chi mi chiede di ricandidarmi», chiude la deputata.


