BOLZANO. La segretaria del Pd Liliana Di Fede ha lasciato la Leopoldina sabato perché irritata per alcune presenze (Holzmann e Artioli) e la composizione della scaletta degli interventi? L’irritazione è ricambiata. La «sua» segreteria ieri si è smarcata da Liliana Di Fede, tanto che è stata rinviata la conferenza stampa di oggi per la presentazione dei «tavoli programmatici» del Pd per le comunali di Bolzano. Appuntamento rinviato alla settimana prossima. Ufficialmente per «definire meglio i contenuti dei tavoli». In realtà per sbollire le acque. È solo uno dei fronti aperti nel Pd. Da ieri è balzato in primo piano il tema delle primarie per i candidati sindaci, previste da Renzi in tutta Italia. E infine, cresce il mal di pancia per l’esclusione della sinistra dalla Leopoldina, con spalancamento delle porte alle liste civiche. Ma Costa e Tommasini ieri precisano che il progetto è «un centrosinistra allargato e rinnovato».

Di Fede isolata. Carlo Bassetti, componente della segreteria, contesta la decisione di Liliana Di Fede di lasciare la Leopoldina, organizzata da Carlo Costa e Christian Tommasini, rinunciando al proprio intervento: «Non mi piace la politica fatta con i silenzi, con le cose non dette ma lasciate intuire. Spero vivamente che la segretaria non dia vita alla terza corrente del Pd, scenario da inorridire». Bassetti contesta il silenzio, ma si aggiunge alla lista di chi tiene alta l’attenzione sulle prossime alleanze: «Non mi preoccupa la presenza di Holzmann sabato. Lui stesso fa capire che siamo cose diverse. Rispetto ad Elena Artioli e Claudio Degasperi mantengo invece tutti i miei dubbi. Se verrà detto “tutti insieme appassionatamente contro il M5S” sarò il primo ad alzarmi e urlare». Alessandro Huber, altro componente della segreteria, ieri mattina commentava: «Ero a disagio per Holzmann e Artioli, ma la segretaria avrebbe dovuto parlare». Perché Huber non ha manifestato disagio, se c’era? «Ho voluto essere propositivo», risponde Huber, «Alcuni non sono venuti, alcuni hanno brontolato, altri hanno bisbigliato e addirittura alcuni hanno pestato i piedi. Ma molti altri hanno partecipato, hanno raccolto la sfida di metterci la faccia e le idee per tre minuti, portando un contributo, perché credono oggi più di ieri che le risposte per il nostro futuro vadano trovate all'interno del Pd, partendo da esso. Un Pd che da sabato è meno esclusivo, meno ideologico e più disposto a mettersi in discussione, ad aprirsi alle istanze che vengono dai giovani, dalle associazioni, dal mondo reale».

Le primarie. C’è una parte di Pd che vorrebbe evitare le primarie. Non nascondono la freddezza Tommasini e Costa. Ma ieri la stampa nazionale ha annunciato che il Pd organizzerà primarie per i candidati sindaci della tornata elettorale del 12 giugno. C’è anche una data per queste primarie: 20 marzo. Lo ha confermato ieri Matteo Renzi alla direzione nazionale del Pd. Ai prevedono nuove regole, tra cui il veto sugli ex sindaci (non coloro in corsa per il secondo mandato). La minoranza torna alla carica. Roberto Bizzo attacca: «Cosa aspettiamo a Bolzano? Chi svicola sulle primarie mente sapendo di mentire». Costa replica: «Se ci saranno primarie nel resto d’Italia, le faremo anche noi. Aspettiamo di vedere con quali regole, perché in passato abbiamo visto cose che vanno evitate». Il riferimento è all’afflusso anomalo di stranieri.

Le alleanze. Tommasini e Costa parlano di interpretazioni «parziali» sul fatto che sabato il Pd abbia definitivamente scaricato gli ecosociali, rilanciano su un «centrosinistra allargato e rinnovato» e sottolineano che la Leopoldina ha portato una novità: «Abbiamo dato voce alle tante persone che normalmente non ce l’hanno, a fronte dei pochi che parlano sempre. Ma Mauro Randi (presidente della assemblea Pd) accusa: «Il Pd sembra avere sdoganato una linea diversa. Ci abbiamo già provato, con me contrario, a maggio, e il risultato è stato il commissariamento». Gianclaudio Bressa a margine della Leopoldina aveva detto: «Il problema della sinistra è la sinistra, con Guido Margheri che dice le stesse cose da venti anni». La sinistra del Pd è in fermento. Cornelia Brugger accusa: «Via la sinistra, via i sindacati. Rimane un centro affarista e destrorso». Vanda Carbone commenta l’evento postando la canzone di Dalida «Non è casa mia»... Alfred Ebner, segretario della Cgil, motiva la sua assenza con «motivi personali».

Il no di Montagner. Paolo Montagner, direttore di dipartimento dell’assessore Tommasini, ha tenuto sabato un discorso apprezzato. È stato citato da Bressa, insieme a Umberto Tait. Montagner precisa di non essere interessato a una candidatura: «Amo la città nella quale sono nato e cresciuto e sono orgoglioso di poter servire questo territorio come funzionario pubblico, ma vorrei precisare che non ho intenzione di candidarmi».

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