BOLZANO. Primarie o non primarie? Come verrà costruita la prossima assemblea provinciale? In sintesi, quali saranno i rapporti di forza nel Pd, cioè chi deciderà idee, candidature e alleanze per le elezioni politiche e comunali? Momento delicato nel Pd. Lunedì si riunirà l’assemblea provinciale per discutere il testo del nuovo statuto. È l’inizio delle manovre di autunno, per arrivare all’elezione della nuova segreteria e di lì partire per la campagna elettorale. L’assemblea è stata convocata per tre lunedì di seguito. L’obiettivo è raggiungere almeno una volta il numero legale, evento che non si verifica da molti mesi. L’alternativa sarebbe votare on-line lo statuto, come accaduto per il regolamento finanziario. Politicamente, un fallimento. È possibile che la minoranza faccia proprio questo gioco.

LA PARTITA SULLA SEGRETERIA. Approvato lo statuto con le regole del prossimo congresso-primarie, la segretaria Liliana Di Fede è intenzionata a dimettersi. I nomi papabili della maggioranza per la successione restano Carlo Costa (il direttore dell’A22 a capo della mozione Renzi), il capogruppo comunale Alessandro Huber, o in alternativa Juri Andriollo e Mauro Marchi. Molte spinte su Costa. Se deciderà di non fare questo passo, l’ipotesi prevalente è un ticket. Potrebbe essere lanciato Huber come segretario con Costa presidente dell’assemblea (oggi è Mauro Randi, rappresentante dell’opposizione). Non a caso Costa descrive così la sua idea di Pd: «Il Pd deve ripartire con una idea complessiva. Più che a un segretario, dobbiamo pensare a tutta una squadra: una segreteria, un gruppo per l’assemblea, una visione chiara. Troppo spesso siamo usciti con idee discordanti. Adesso basta. Alle elezioni dobbiamo arrivare in modo credibile. Riunirò a breve l’area Renzi e poi ci confronteremo con Tommasini e il gruppo di Orlando». Un modo eufemistico per dire che Costa punta a un partito senza sbavature, con una maggioranza ancora più forte di oggi. Per dare più compattezza al Pd, verrà varato il coordinamento regionale. Tra i nomi previsti, Di Fede, la vice Nadia Mazzardis, Costa e Tommasini.

LA SFIDA SULLE REGOLE. Il primo nodo sono le regole. Mentre Bizzo resta sul vago sul proprio futuro (articolo sotto), l’assemblea di lunedì si annuncia combattuta. Di Fede ha presentato una bozza di nuovo statuto. Una ventina di persone, tra cui Costa e Tommasini, aggiungono la proposta di rendere facoltative le primarie per la scelta del segretario. L’obiettivo è rinnovare segreteria e assemblea provinciale con un congresso solo tra iscritti. Equiparato a un partito regionale, per il Pd dell’Alto Adige si è sempre applicato l’obbligo di primarie. Liliana Di Fede annuncia che voterà contro: «Non ha senso chiudersi solo tra iscritti. Il Pd deve aprirsi. Tra l’altro ho molti dubbi sulla legittimità di questa proposta». Ancora più duro Uwe Staffler, esponente della minoranza, che in questi giorni sta cercando di costruire nell’assemblea un gruppo di persone «che resteranno nel Pd, ma vogliono il rispetto delle regole e più democrazia». Staffler ha partecipato al gruppo di lavoro sullo statuto, smarcandosene e scrivendo a Matteo Renzi per chiedergli di puntare i riflettori sul Pd di Bolzano: «Non mi piace lo statuto elaborato da Liliana Di Fede, perché disegna un partito su misura della maggioranza, con collegi territoriali sui rapporti di forza. Figuriamoci se posso accettare di mandare in soffitta le primarie. È una violazione palese delle regole nazionali del Pd. La maggioranza spera che Roma dia il via libera. Se anche avvenisse, presenteremo ricorso. Intanto mi risulta che alcuni dei 23 firmatari di questa proposta si siano già tirati fuori». Staffler anticipa: «Dobbiamo fare primarie e con il mio gruppo organizzeremo una lista. Ci si confronti sulle idee».

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