Caro Alex,
ti scrivo queste poche righe con una grande amarezza nel cuore. Sono passati ormai anni dacchè tu non sei più con noi e come vedi le pagine dei nostri giornali locali riescono ancora a riempirsi di parole - e le parole a volte sanno essere più violente anche delle armi, che vanno a colpire quello che è stato l’impegno sociale, culturale e politico di una vita, la tua vita. Un impegno riconosciuto senza confini, un impegno di una persona straordinaria, spinta dalla propria sensibilità e intelligenza a trovarsi là dove le crisi scoppiavano più acute. Un personaggio mosso da un’inesauribile curiosità per gli altri, tale da porlo al centro di una fittissima rete di relazioni, cercate e coltivate con cura prima nell’ambito del mondo cattolico e poi nella sinistra rivoluzionaria, fra i verdi, al Parlamento europeo o nell’inferno di violenza e vendette etniche del conflitto in ex-Jugoslavia. Un poliglotta dalla personalità versatile

intelligenza politica. Una persona che ha trovato l’affetto di tante donne e tanti uomini che hanno avuto la fortuna di condividere almeno in parte alcune delle esperienze più significative della tua vita.
Bene, ma perché siamo giunti ad oggi a tutto questo? Perché si presume che un manipolo di assessore/i di una giunta abbia messo in discussione il fatto di intitolarti una via di un nuovo quartiere di Bolzano. Sai Alex, anche io appartengo a quel manipolo di assessore/i e mai abbiamo discusso di questo argomento in Giunta, ma questo è irrilevante.
Trovo invece assolutamente ignobile e mortificante nei tuoi confronti che si tenti ora di avviare una “guerra” tra italiani e tedeschi, tra sinistra e destra, tra cattolici e laici, tra donne e uomini, tra pacifisti e guerrafondai, tra “noi” e “loro” su questo fatto. Lo trovo grottesco perché, come dice una tua cara amica Lucia Fronza Crepaz, “pensandoci adesso, c’è una parola che potrebbe sintetizzare la filosofia che ha sempre mosso tuttala vita di Alex: la fratellanza universale. Lui si sentiva legato a tutti gli uomini, per questo lavorava in prima persona per la pace, per questo si interrogava in prima persona sulla difesa dei diritti umani in tutte le loro manifestazioni, per questo non lasciava intentato nessun rapporto”. Allora, caro compagno e fratello, il bisogno di ricordarti è un’esigenza di riconoscenza e di testimonianza alla verità del tuo pensiero, è il bisogno di ricordarti nell’agire, è “nel continuare in ciò che è giusto” e molti di noi non vogliono cadere nel tranello dello scontro. Vedi caro Alex, io sono molto fiera che la nostra città ospiti una Fondazione Langer ed un premio internazionale Langer accompagnato ogni anno da iniziative formative rivolte a giovani che provengono da tutto il mondo che qui s’incontrano per costruire reali ponti di pace. Devo però altrettanto dire che sono molto contenta che molte/i lettrici/ori abbiano indicato il tuo nome per intitolare una via della nostra città e nessuno si deve porre di fronte a questa manifesta volontà con veti pregiudiziali, ma questo non deve diventare motivo di conflitto e di contrapposizione, non lo meriti!
Se il tempo non è ancora venuto, vorrà dire che in modo più lento più profondo e più soave costruiremo insieme un percorso che porterà il tuo ricordo all’intitolazione di qualcosa di più significante per la nostra comunità, magari chissà, come suggerisce il nostro amico Helmuth Moroder, potrà essere il futuro polo bibliotecario!