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BOLZANO. E’ stata un’operazione della polizia postale che interessò diverse città del Nord ad inguaiare due anni fa un cittadino venostano, di origini liguri, ora sotto processo con l’accusa di aver scaricato dalla rete (ed avere detenuto) alcune migliaia di immagini pedopornografiche proibite.
Il procedimento è entrato nel vivo nella giornata di ieri dato che davanti al tribunale in composizione monocratica (giudice Carla Scheidle) ha deposto un ispettore di polizia che prese parte all’operazione. Le intercettazioni sulla rete permisero agli inquirenti di individuare l’indirizzo Ip del computer utilizzato per connessioni internet con siti pedofili. Gli inquirenti si spostarono sino a Castelbello per sequestrare un personal, un disco dati esterno e una macchina fotografica. Nei guai finì A. F. di 52 anni. Rischia fino a tre anni di reclusione. Apparentemente nel suo computer non apparivano depositate molte foto ma ieri, in occasione della sua deposizione testimoniale in aula, l’ispettore di polizia Salvatore Tarantino ha spiegato come si è arrivati a provare ugualmente il traffico illegale di immagini proibite. Grazie alla tecnica del “datacarving” gli inquirenti sono riusciti a ricostruire buona parte dei files che l’utente (presumibilmente l’imputato) aveva cancellato ottenendo così la prova che l’uomo aveva scaricato e condiviso 2616 files contenenti fotografie e 4114 video. Tutte immagini che ritraevano bambini e ragazzini coinvolti in pratiche sessuali con persone adulte. In alcuni casi all’uomo venne anche contestata la produzione dei filmati depositati nei file in quanto l’imputato avrebbe utilizzato collegamenti via chat (in streaming) per interagire con soggetti coinvolti (a pagamento) in pratiche sessuali di carattere pedofilo. L’imputato avrebbe ripreso con una propria telecamera le immagini del collegamento attivato tramite computer. Nel capo d’imputazione, comunque, all’uomo non è stata poi contestata la produzione delle immagini proibite ma la sua posizione, sotto il profilo processuale, resta ugualmente pesante. Sino ad oggi l’imputato non ha chiesto alcun rito alternativo e, dunque, molto probabilmente la difesa conta di poter dimostrare che il computer in questione non fosse in suo uso esclusivo. A tal proposito sarà molto importante l’audizione dei testimoni chiamati a deporre dalla difesa già a partire dalla prossima udienza fissata per il 22 febbraio 2016.
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