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BOLZANO. Un terzo del traffico cittadino che quotidianamente intasa le arterie di via Resia, via Druso e arginale, è causato dai pendolari. Sulla base di questo dato, confermato già da tempo dagli studi sulla mobilità svoltisi negli ultimi anni, parte la controffensiva del Pd (rappresentato ieri dal coordinatore cittadino e consigliere comunale Bonagura e dal consigliere Schönsberg), che ha pubblicato i risultati del suo lavoro nei quartieri sulla mobilità bolzanina, e ora passa all’attacco sul fronte degli investimenti per le infrastrutture. Il ragionamento è semplice: se la Provincia, e si intende la nuova giunta che nascerà dalle elezioni di ottobre, non inizierà a finanziare le opere necessarie a regolare la mobilità extraurbana in entrata e in uscita da Bolzano, allora il Comune si farà pagare dai pendolari, col vincolo di reinvestire il ricavato in infrastrutture e trasporti. L’idea non è nuova nella dialettica politica tra i due enti locali, galleggiava anzi da tempo tra le iniziative lasciate in sospeso, da quando l’ex assessore all’ambiente Stefano Fattor, nel 2005, aveva commissionato una ricerca a riguardo ad un importante studio di esperti londinesi. «I loro dati confermavano - spiega Fattor - che era perfettamente sostenibile sia dal punto di vista economico che ambientale, e che avrebbe fruttato, con un ticket di importo minimo, fino a 8 milioni di euro l’anno, che sarebbero stati una manna per pagare le altre infrastrutture del trasporto pubblico e la cosiddetta mobilità morbida». Il sistema prevedeva anche un meccanismo automatizzato con carte prepagate, che sostanzialmente avrebbe fatto tutto da sé non appena l’auto avesse varcato le porte della città. Poi la giunta Salghetti cadde e il piano strategico finì in un cassetto, «Ma forse è arrivato il momento di ritirarlo fuori - afferma il consigliere comunale del Pd Primo Schönsberg - in questi anni la giunta ha speso una montagna di soldi per opere stradali e circonvallazioni ma non per il capoluogo. Anzi ha dimostrato un sostanziale disinteresse se non con le riunioni dell’assessore Widmann, solo con i consigli di quartiere e solo nei quartieri che gli interessavano, saltando quindi a piè pari la commissione mobilità del Comune». I problemi nel frattempo non hanno trovato soluzione, e intanto si avvicinano i termini di scadenza del Piano urbano di mobilità, il documento di impegni firmato sia dal Comune che dalla Provincia, per un programma di lavori da effettuare entro il 2020, «dei quali non si è fatto nulla, e si continua a rimandare - spiega il consigliere Sergio Bonagura - in attesa che si sblocchino le trattative, per altro non garantite, che prevedono che nel complesso dei lavori per il tunnel del Brennero si finanzi a spese dell’A22 anche la variante del tunnel sulla Statale 12; ma non abbiamo tempo da perdere, quindi o la nuova giunta si dimostra collaborativa, oppure saranno i residenti delle valli a pagare dazio». Alternative, in questo momento di tagli di bilancio, non ce ne sono. «Si possono finanziare solo i lavori di manutenzione ordinaria - spiega Schönsberg - per tutto il resto servono altre soluzioni».
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