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BOLZANO. Che fare con questa storia dei cervelli in fuga? Forse pensare solo a loro, ai cervelli, senza per forza fare ritornare anche i corpi. Un' idea che è, in fondo, un cambio di prospettiva. Cioè: lasciarli per un po' dove sono, questi nostri professionisti che lavorano fuori da qui, ma sfruttarne comunque le competenze attraverso connessioni e relazioni con le imprese innovative altoatesine, individuando settori dove agire con lo "smart working" o predisponendo piattaforme tecnologiche a distanza. «Potrebbe essere un passaggio intermedio - spiega Thomas Mur, oggi direttore della Fiera - per poi innescare anche un programma di rientro alle giuste condizioni».
Ma, in ogni caso, provando a non disperdere potenzialità possibili. È uno dei fondatori di Südstern, il network che raggruppa oggi oltre 3600 tra manager, professionisti, medici, architetti che, partiti da Bolzano e dall'Alto Adige hanno prima studiato e poi trovato lavoro oltre Brennero, molti tra Austria e Germania per questione anche di affinità linguistica. Poi, c'è chi osserva il fenomeno dentro il sistema economico altoatesino e chiede interventi concreti. «Il vero freno al rientro e l'innesco per la fuga - dice Michl Ebner - è la casa. O non c'è o costa troppo. Poi anche la scuola, che sia competitiva anche per i figli». E qui il presidente della Camera di Commercio, snodo da sempre della relazione con Südstern e ieri al "Laurin" alla presentazione dello studio che analizza i "cervelli" via da qui e le loro aspettative, chiama in causa direttamente la politica.
«Inutile girarci intorno - commenta Ebner - la Provincia prima e lo Stato in seconda battuta sono chiamati a mettere in campo un piano strutturato per affrontare una questione che è decisiva anche per il nostro sviluppo complessivo, come territorio e come nazione».«Andare, restare o tornare? Una patria, molte strade»: questo il titolo dello studio Südstern 2026, che ha messo a confronto i dati delle edizioni 2014 e 2021. Il professor Kurt Matzler ha presentato i risultati principali dello studio, realizzato da Theresia Mair Uno degli elementi capaci di smuovere una situazione ormai di stallo, potrebbe essere uno schema di incentivi preventivo (per evitare la fuga) e successivo, per agevolare e stimolare il rientro.
Südstern è un osservatorio privilegiato, a questo proposito. «Tant'è - prosegue Thomas Mur - che siamo arrivati alla terza indagine di questo tipo. Analizziamo le aspettative, gli stati d'animo, l'età e le professioni delle migliaia di altoatesini che se ne sono andati all'estero a lavorare».Dal report emergono dati interessanti. Ad esempio, che il fattore economico è sì uno degli elementi ma non il solo e, in molti casi, non il principale. Certo, gli stipendi sono mediamente superiori all'estero ma, qui, sarebbero compensati da una qualità della vita migliore, dalla vicinanza delle reti famigliari, dalla conoscenza del contesto.
«Il 50% degli intervistati - riporta lo studio - sarebbe disposto a tornare, se le condizioni economiche in Alto Adige fossero un filo di più favorevoli». Ma poi oltre l'83% degli "espatriati" è disposto in ogni caso a contribuire con le proprie competenze, se chiamato in causa da aziende o istituzioni del territorio. Che siano manager (presenti per 1/3 in Südstern), medici, ricercatori, architetti. «Il messaggio che vogliamo trasmettere - dice ancora Mur - è questo: cambiamo il modo di pensare alla questione, facciamolo in modo non univoco e inneschi o relazioni per le imprese innovative altoatesine». Ebner a sua volta, chiede di affrontare la fuga dei cervelli a 360 gradi e con interlocutori articolati, tra pubblico e privato. Tra l'altro, la Camera di Commercio era stata una delle prime istituzioni a mettere in campo risorse per una ricerca che, uscita nel 2019, avrebbe anticipato tematiche e soluzioni che oggi vengono messe sul tavolo.
A testimonianza che la rete economica altoatesina ha tutto l'interesse ad intervenire strutturalmente su un fenomeno che rischia, di anno in anno, di impoverire le potenzialità di sviluppo di un intero territorio. In conclusione, Südstern si definisce una rete aperta: aziende, istituzioni e amministrazioni pubbliche dell'Alto Adige possono utilizzare in modo mirato le competenze dei Südsterne attraverso partnership e forme di cooperazione. L'offerta spazia dai gruppi settoriali e tematici ("pianeti") ai programmi di mentoring, fino a pacchetti di partnership per aziende che vogliono raggiungere talenti internazionali. Lo studio è stato curato scientificamente per la terza volta dall'Istituto di Management strategico, marketing e turismo dell'Università di Innsbruck, sotto la direzione del professor Matzler. È stato sostenuto dalla Camera di Commercio di Bolzano. Nella primavera del 2026 hanno partecipato 341 "Südsterne" provenienti da 25 paesi diversi.


