BOLZANO. Ma quanto guadagnano i lavoratori dipendenti in Alto Adige? La risposta arriva da uno studio della Ripartizione lavoro della Provincia che, con un’operazione certosina, è andata a scartabellare tutta una serie di data base. Trentamila euro lordi all’anno è la media di un lavoratore dipendente 40enne occupato a tempo pieno tutto l’anno. Per questo ipotetico lavoratore si tratta di 2.300 euro lordi al mese per 13 mensilità che si traducono, tolte le imposte sui redditi, in 1.800 euro netti. Chiaramente lavorando part-time o per meno mesi all’anno l’importo lordo annuo varia in proporzione. A parte quest’ultima evidente causa delle differenze di reddito tra lavoratori, tra gli occupati a tempo pieno per tutto l’anno ci sono differenze legate all’età, ma soprattutto alla professione.

Mettendo a confronto i redditi da lavoro dipendente distinti per professione salta subito all’occhio il divario tra i medici e gli addetti alle pulizie: 4.720 euro gli uni, attorno ai 1 1.250 euro gli altri.

Alberghiero e ristorazione. Premettendo che soprattutto in questo ambito è bene tenere conto del fatto che un’elevata percentuale di lavoratori non lavora 12 mesi all’anno ma meno, la professione più remunerativa è senz’altro quella dello chef che ha uno stipendio di riferimento pari a circa 2.200 euro mensili netti, mentre il cuoco "semplice" si accontenta di 1.700 euro e il pizzaiolo e l’aiuto cucina di 1.450 euro. Lo stipendio è leggermente più alto per i camerieri e baristi (1.500 euro) e leggermente più basso per lavapiatti, addetti alle camere e il personale ausiliario (1.350 euro).

Edilizia. Nei cantieri le differenze tra professioni non sono in genere molto forti. A parte i geometri e altri tecnici che guadagnano mediamente 2.100 euro gli operai guadagnano in media 1.500 euro: circa 50 euro in meno i muratori, piastrellisti, imbianchini e carpentieri, circa 50 euro in più i lattonieri e i conduttori di gru e macchine, nettamente di più gli idraulici e gli elettricisti (1.650 euro).

Professioni d’ufficio. A parte i dirigenti, gli avvocati - si ricorda a tal proposito che sono presi in considerazioni solo i rapporti di lavoro dipendente - e le qualifiche maggiori, professioni che comportano uno stipendio netto tra i 2.300 e 3.000 euro, si passa dai 1.800 euro per gli impiegati semplici ai 2.300 euro degli sportellisti nel settore bancario.

Sanità. A parte i primari, i medici hanno mediamente uno stipendio di 4.720 euro. Circa la metà (2.300 euro) ne guadagnano i tecnici paramedici. Solo poco meno (2.1 50 euro) gli infermieri e attorno ai 2.000 euro i chinesiterapisti ed i fisioterapisti. Il personale sanitario ausiliario ha invece uno stipendio intorno ai 1.550 euro. In questo settore gli stipendi medi sono anche influenzati dalla diffusione degli straordinari e dei turni nelle singole professioni.

Il fattore età. Nella statistica "di riferimento" è stato scelto di indicare il reddito per lavoratori 40enni. L’età è stata scelta in quanto intermedia tra i lavoratori più giovani e quelli più anziani. La scelta stessa è necessaria in quanto a parità di professione il reddito cresce con l’età dei lavoratori. Benché ci siano anche importanti differenze tra le professioni su come l’età incida sullo stipendio, si può comunque osservare che mediamente, a parità di professione, un 20enne guadagna il 20% meno di un 40enne e un 60enne il 10% in più, il che significa che attualmente un sessantenne guadagna il 35% più di un ventenne. Le differenze in realtà sono maggiori, presumibilmente perché con l’avanzare dell’età i lavoratori passano a professioni meglio remunerate: pur escludendo gli apprendisti, attualmente i ventenni hanno uno stipendio netto del 30% inferiore e i sessantenni del 20% maggiore ai quarantenni.

«Un aspetto fondamentale del mercato del lavoro è lo stipendio. Contrariamente a quanto succede per l’offerta e la domanda di lavoro, lo stipendio viene trattato molto più raramente, non per mancanza di interesse ma per la mancanza di fonti di dati disponbili», sottolinea l’autore dello studio, Antonio Gulino.

Gli studi presentati annualmente dall’Astat sulla base dei dati Inps danno una prima risposta alla domanda su quanto si guadagna lavorando alle dipendenze, distinguendo anche per alcune fondamentali variabili demografiche - come l’età e il genere - da un lato e per settore economico del datore di lavoro dall’altro e tenendo conto anche di alcune caratteristiche dei contratti di lavoro, come la distinzione tra contratti a tempo detereminato e tempo indeterminato e il fatto che siano a tempo parziale o meno.