MERANO. Il Tribunale di Merano li aveva assolti entrambi «perchè il fatto non costituisce reato». Ora la Corte d’appello, dopo il pronunciamento della Cassazione che aveva annullato la sentenza di primo grado, ha ribaltato il verdetto. Per la vicenda dei mortaretti proibiti realizzati in occasione della processione per la festa di «Maria Hilf» l’ex sindaco di Lana Christoph Gufler ed il «fochino» del paese Romano Segalla sono stati così condannati a due mesi e 10 giorni di reclusione a testa per falso ideologico. I fatti che hanno portato alla condanna sono solo quelli relativi al 2005. per i fatti dell’anno precedente la Corte ha disposto il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

In sostanza ha trovato piena applicazione l’impostazione giuridica del procuratore capo Guido Rispoli che aveva deciso di impugnare direttamente in Cassazione la decisione del giudice Tappainer, della sezione staccata del Tribunale di Merano, di mandare assolti i due imputati «perchè il fatto non costituisce reato». La vicenda è legata alla storia di decine di mortaretti confezionati abusivamente in occasione della tradizionale festa per la nascita di Maria, svoltasi sia nel 2004 che nel 2005. In un deposito vennero stoccati 120 chili di esplosivo ed una cinquantina di metri di miccia a lenta combustione ma il confezionamento dei mortaretti in occasione della festa religiosa non era mai stati autorizzato dalle autiorità di pubblica sicurezza. Proprio per questo motivo qualcuno a Lana pensò di simulare una serie di lavori di bonifica della zona in località Valsura con false attestazioni grazie alle quali acquistare la polvere nera e costituire il deposito abusivo. I documenti furono sottoscritti dall’allora sindaco Gufler ed intestati al «fochino» Segalla. In primo grado il giudice assolse entrambi sostenendo che «il faso in oggetto, pur apparentemente conforme al reato contestato, è da considerarsi inoffensivo», pertanto privo di capacità lesiva della pubblica fede essendo stata notoria a tutti, in paese a Lana, la vera destinazione dell’esplosivo. L’impugnazione esercitata dal procuratore Rispoli fu accolta in pieno dalla Corte di Cassazione che annullò la sentenza del Tribunale di Merano ribadendo un indirizzo giurisprudenziale più volte richiamato, secondo il quale può ritenenrsi innocuo solo il falso che si riveli «in concreto inidoneo a ledere l’interesse tutelato dalla genuinità dei documenti e cioè quando non abbia la capacità di conseguire uno scopo antigiuridico». Proprio sulla base di questo indirizzo giuridico indicato dalla Cassazione ora la Corte d’appello ha disposto la condanna dei due imputati, seppur per uno solo degli episodi contestati.

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