BOLZANO. In un intenso colloquio a distanza Nordio e Mascagni discussero a lungo di musica. Che era la loro vita. E del Busoni. E della qualità dei giovani pianisti. Accadeva, tanti anni fa, proprio sulle pagine dell'Alto Adige tra questi due giganti della musicologia e della composizione, storico direttore del conservatorio e inventore del Busoni, Cesare Nordio, indimenticato protagonista della scena anche sociale e culturale della città, Mascagni. Avveniva quando il giornale si consolidava come punto di riferimento di una comunità in cammino che cercava punti di riferimento, spessore, senso anche culturale di una presenza che doveva essere, da allora, fondata su altre basi che non la sola “italianità”. Anche questo carteggio pubblico entrerà il 29 agosto nel cortile restituito del Museo civico. Lo rivela Peter Paul Kainrath, musicista e musicologo, cui il Comune ha chiesto una mano perché questo evento (perché è un evento il dono ad una città di una nuova piazza) si riempisse di “bolzaninità”, dei caratteri di una comunità che ha imparato a guardare alle proprie radici. Proprio Kainrath che, come Nordio e Mascagni ma in un altro secolo, sta indagando come richiede la contemporaneità i nuovi confini della musica in relazione soprattutto alle altre arti, facendola risuonare in luoghi apparentemente inadeguati. Così è nato infatti Transart, scovando palcoscenici inediti e "fuori luogo". E Kairnath racconta cosa accadrà tra pochi giorni.

Questo evento avrà un titolo?

Sì. “C'era una volta il Busoni”.

Perché un concorso diventa protagonista di una inaugurazione museale?

Non si inaugurerà un luogo museale, in fondo. Ma un nuovo luogo per la città. Uno spazio che non c'era. E di questi tempi non è consueto.

Come non è consueto che lo si dedichi alla cultura...

Alla cultura ma non solo. Il suo futuro, intendo il futuro di questa nuova, piccola piazza, è tutto da disegnare e spetterà al Comune farlo. Tuttavia, magari, iniziamo a vederlo come luogo in cui la cultura si apre alla città e alla gente in vario modo.

E allora perché il Busoni?

È una eccellenza bolzanina innanzitutto. E parla di musica. Che unisce tutti oltre i confini. E poi abbiamo pensato : del Busoni si sa tutto, intendo dei suoi protagonisti, i pianisti, i vincitori ma si sa pochissimo di chi lo ha creato, fatto sviluppare, chi ci lavora tutt'oggi...

In fondo sarà un viaggio nella storia di Bolzano...

Direi che questo potrebbe essere il senso della serata.

Perché di serata di tratterà, visto che è in programma alle 19 del 29 agosto. E quale storia?

Anche quella minima. Delle persone che girano intorno a questo evento anche lavorando in segreteria, nell'organizzazione, addetti alla logistica, persone spesso in penombra. Ma poi anche i giurati e i critici musicali. Ci saranno i tanti che hanno lavorato alle recensioni sui giornali, come Andrea Bambace, storico esperto musicale dell'Alto Adige. Nostri amici e collaboratori hanno compiuto lunghe ricerche d'archivio proprio tra le raccolte del quotidiano per scovare nomi e situazioni. Magari non inedite ma dimenticate.

Si suonerà?

Non è questo il senso. Non è una serata concerto. La musica arriverà con le parole dei suoi protagonisti anche degli anni passati, attraverso chi ricorda, volti e nomi noti e no ma che tutti insieme costituiranno un mosaico di esperienze.

Lei ha per primo riaperto questo spazio quando ancora era degradato inaugurando una edizione di Transart, no?

È così. È stato da quella esperienza, da quella serata che ha iniziato a farsi strada l'idea di continuare la collaborazione, intendo tra noi e il museo civico, tra questa piazza e la musica. (pc)