BOLZANO. Un uomo di 47 anni di origine marocchine, residente poco lontano da Bolzano, rischia il processo con l’accusa di “atti persecutori”. La Procura della Repubblica, con il pubblico ministero Igor Secco, ne ha chiesto infatti il rinvio a giudizio dopo la denuncia presentata da una giovane donna che da troppo tempo doveva fare i conti con le iniziative sostanzialmente minacciose dell’indagato.

La vicenda risale ad un paio di anni fa. L’uomo, che l’altro giorno ha affrontato la prima udienza preliminare con la richiesta di rinvio a giudizio della Procura avrebbe più volte molestato e minacciato una giovane donna costretta con il tempo anche a cambiare le proprie abitudini di vita. Al punto che nel capo d’imputazione la Procura indica apertamente un presunto comportamento persecutorio che avrebbe provocato alla vittima “un perdurante e grave stato d’ansia e di paura, da ingenerare un fondato timore per la propria incolumità e da costringere la stessa ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Secondo il capo d’imputazione sembra che la vicenda sia da mettere in stretto collegamenti con la decisione della vittima di troncare un rapporto sentimentale avviato precedentemente. Si era nel febbraio 2020 e dopo la decisione della donna di chiudere la relazione l’uomo avrebbe iniziato a seguirla con minacce molto pesanti.

In sostanza la parte lesa sarebbe stata contattata telefonicamente ogni giorno e minacciata insistentemente (sempre ogni giorni) di ritorsioni molto pesanti se non avesse deciso di tornare con lui. Secondo il rapporto dei carabinieri la donna sarebbe stata offesa e anche minacciata di morte. Per malcapitata a nulla sarebbe servito cambiare per più volte il numero del proprio telefono cellulare. L’uomo infatti era sempre riuscito a rintracciarla per tornare all’attacco, del tutto incurante dello stato d’ansia che sistematicamente andava a provocare alla sua ex. Uno degli episodi indicati nel capo d’imputazione sarebbe avvenuto il 16 ottobre dello scorso anno quando l’indagato si sarebbe presentato a casa della donna alle 6 del mattino, citofonando e chiedendo ripetutamente di vederla. Episodi simili si sarebbero succeduti anche in altre occasioni. In un caso la donna avrebbe anche rischiato concretamente di essere investita dall’auto del suo persecutore che le si era avvicinato a bordo della propria auto. Successivamente l’indagato sarebbe anche sceso dalla vettura per urlarle addosso, strattonandola e spingendola, annunciandole che prima o poi l’avrebbe uccisa “infilandole un coltello nella schiena”.

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