BOLZANO. Si chiama “Pet therapy”, ossia curare con gli animali disturbi legati alla sfera mentale, emotiva e relazionale, come l’autismo, alcune forme di demenza, l’alzheimer, ma non solo. Una tecnica che nasce quasi per caso grazie a uno psichiatra americano che intorno agli anni ’60 aveva osservato come la presenza del suo cane favoriva il contatto con i piccoli pazienti. «Il cervello umano, anche se danneggiato, mantiene nei suoi strati più profondi la capacità di riconoscere il cervello animale e questo rende possibile una relazione che non sarebbe possibile altrimenti». Come spiega la dottoressa Daniela Grenzi, che da anni lavora in questo campo e che assieme alla sua équipe ha messo a punto un protocollo d’intervento riconosciuto, la “Pet therapy relazionale integrata”: «La terapia con gli animali è come un cavalo di Troia: serve a far cadere i muri dentro cui il paziente è imprigionato e una volta entrati si può intervenire anche altre forme di terapia». La Grenzi fa l’esempio di un ragazzo affetto da una importante forma di autismo che all’epoca del primo intervento aveva 6 anni: «Il bambino non voleva neanche uscire dalla macchina, poi accogliendolo di volta in volta sempre con gli animali fino al parcheggio siamo riusciti a coinvolgerlo, e ora è lui - che di anni nel frattempo ne ha fatti 18 - ad aiutare i piccoli pazienti che si approcciano al centro per la prima volta». Venerdì primo aprile alle ore 17.30 presso la sala dell’antico municipio di Bolzano, Daniela Grenzi presenterà il suo libro che nasce da quindici anni di esperienza sul campo. Nell’incontro saranno anche presentate le linee guida in materia di interventi assistiti dagli animali.

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