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Bolzano. Il piano rumore si ammorbidisce. E la Zona respira. Soprattutto chi ci lavora e produce. Assoimprenditori allarga il sorriso: "Bene, la giunta provinciale ha compreso che i limiti dell'inquinamento acustico non possono mortificare il settore produttivo" ha detto, in sostanza, Giudiceandrea, il presidente. Che la giunta abbia dunque disegnato i presupposti perchè la Zona vada in quinta classe acustica è considerato un successo e la conclusione di una lunga campagna di pressioni e confronti tra mondo economico, soprattutto bolzanino, e i vertici provinciali. Più flessibilità, ecco il senso della dialettica tra politica e imprenditoria. Ora la palla passa ai Comuni. "La Provincia ha in pratica recepito la normativa nazionale. Prima le classi acustiche erano calcolate al netto dei rumori delle strade, ora la questione ha finalmente una base condivisa" ha commentato ieri il sindaco. Che succede adesso? "Nei prossimi giorni è già in programma una riunione della commissione che si occupa della mappatura in base alle norme antirumore e sarà ascoltato un tecnico dell'Appa - anticipa Renzo Caramaschi - perché si abbia noi un quadro chiaro. La prospettiva è naturalmente quella di mettere a punto una nuova geografia delle zone acustiche urbane". Al di là del percorso che porterà i municipi a adeguare le proprie discipline al quadro disegnato a palazzo Widmann, resta oggi il sospiro di sollievo di Assoimprenditori. Che non si limita ad una soddisfazione formale. Così che, adeguando la normativa relativa ai piani di classificazione acustica, la giunta ha riconosciuto, sono parole di Federico Giudiceandrea: "La specificità delle aree industriali. Con un intervento decisivo che permette alle imprese produttive di svolgere al meglio la loro attività. Tenendo conto del contributo fondamentale dell'industria altoatesina allo sviluppo del territorio". Ma, e qui pare stia il salto di qualità, proponendo anche una visione d'insieme della questione, che non dovrà essere limitata alle sole esigenze industriali ma tutelare l'intero sistema. Per Giudiceandrea, dunque, si tratta di una nuova classificazione che sarà in grado, dice, "di fissare naturalmente dei limiti massimi che proteggono la popolazione ma al contempo permettono un'attività produttiva senza inutili vincoli". I quali, prima, in realtà, erano giudicati quasi vessatori. Il confronto si era infatti sviluppato non tanto sulla contestazione dell'insieme del quadro normativo antirumore e, di conseguenza, dei tetti massimi di inquinamento. Ma puntava ad una visione nello specifico, capace di tenere insieme le diverse esigenze. Al centro, come spesso sta accadendo quando ci si confronta su questo terreno, la Zona. Prima solo industriale, poi postindustriale, da decenni quasi integralmente terziarizzata ma infine, oggi, capace di conciliare insediamenti immobiliari che puntano all'innovazione e all'amministrazione con nuovi luoghi di produzione capaci di mantenere competitività e mercato. "La Zona è soprattutto industria" hanno detto negli ultimi anni i vertici delle associazioni di categoria. Opponendosi in questo modo in tutte le sedi, ad una visione di Bolzano sud come ormai omogenea al resto del tessuto urbano, senza più specificità produttive. E infatti il confronto sui limiti acustici era diventato la pietra di paragone di un più esteso conflitto a bassa intensità sul ruolo della Zona e sul suo futuro: se cioè aprire indiscriminatamente anche a insediamenti abitativi oppure mantenere solido lo zoccolo produttivo. P.CA.


