BOLZANO. Scegliere una bancarella di piazza Erbe è scegliere una vita, mica un lavoro.

E’ questo quello che insegna Antonella Panichi a pochi giorni dalla chiusura definitiva del «banco Panichi-Lotti», conosciuto da mezza Bolzano come «da Loris»: un pezzo di storia nel cuore del centro.

Lunedì, dopo più di 60 anni, questo storico banchetto dell’ortofrutta passerà di mano segna dell’ ulteriore passaggio del tempo su questa piazza. E’ la stessa Antonella, che ora avrà più tempo per stare con le figlie che abitano nella Toscana pistoiese, ad aprirci lo scrigno di una vita scelta e difesa coi denti.

«Prima di tutto, parrà banale, ma ho il dovere di ringraziare e salutare tutti i clienti e chi mi è stato vicino in questa attività». Non è banale per nulla perché è da qui, dalla gente, che muove il racconto.

«Il banchetto fu rilevato da mio nonno Ardelio Panichi negli anni ’50 e poi portato avanti da mio papà Sidi. Io sono cresciuta qui, facendo i compiti tra le casse di frutta e verdura. I clienti, la mia gente, mi ha sempre supportato oltre un rapporto professionale e nei momenti difficili mi ha preso per mano. E’ anche questa l’essenza del nostro mestiere».

E adesso un passo indietro: ma com’è saltato in mente al nonno, toscano, di buttarsi in questa avventura che pare una salita da polpacci scolpiti?

«Su consiglio di un amico. In realtà fu meno dura del previsto perché mezzo mercato era italiano così come la clientela. Contestualmente comprò un edificio in via Cappuccini e piano piano, rimboccandosi le maniche, ne fece la casa in cui siamo ancora oggi».

In questo cammino, però, Antonella incontra Loris Lotti, cuoco nella mensa Lancia e ne conquista il cuore portandolo per mano nel suo mondo.

«Gestisce lo stand con me da sempre e siamo sempre riusciti a trovare un equilibrio. Viviamo e lavoriamo insieme: non è facile, ma ha grande pazienza». E sorride.

Le giornate al mercato, infatti, non hanno esattamente il ritmo di un giro in macchina con un guidatore della domenica.

«Eh no – ride – siamo già qui alle 5.30 della mattina e ci rimaniamo fino alle 19.30 salvo il pranzo dal lunedì al sabato. Vita sociale difficilissima, se non la domenica e nemmeno sempre. Non è facile, ma è quello che abbiamo scelto e ci ha aiutato. Una volta si guadagnava anche bene, oggi non si riesce più a mettere via molto». Un mercato che è cambiato, così come sono cambiati i cittadini. «Ai tempi di mio nonno si cercavano anche le mele con i difetti pur di avere il prezzo di favore. Oggi si sta molto attenti all’estetica. Si vuole il biologico, ma guai se non è bello da vedere. Non so dire se la sensibilità verso i prodotti della terra sia in qualche modo migliorata o peggiorata con il tempo. Posso dire che certamente è cambiata come sono cambiati i bolzanini».

Ora, però, arriva il momento del commiato e della sostituzione. «Siamo stati molto attenti nello scegliere il nostro successore. Sarà un ragazzo che ci ha aiutato moltissimo come collaboratore e sappiamo che rispetterà la tradizione di un banco “colorato” e di qualità. Non volevamo essere causa di un altro impoverimento come accaduto in altre occasioni. E’ anche un modo per rispettare quanto abbiamo fatto nel concreto senza lasciare troppo spazio a quei finali un po’ troppo moralisti».

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