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Bolzano. Un cantiere che genera caos, quello del Pru Waltherpark. E in Comune ne sono ben consci, tanto che pure nella giornata di ieri è stata diramata una nota di rassicurazione che tale però non risulta affatto: spiace, ma anche la prossima settimana code e rallentamenti. Ma non è solo questo. Il cantiere, infatti, risulta piuttosto pericoloso. E ha pesanti influssi negativi sul transito dei mezzi pubblici, urbani ex extraurbani. Nonché sui tanti turisti presenti.
È sufficiente recarsi in piazza Verdi ad una qualsiasi ora del giorno, anche al di fuori degli orari di punta. L’effetto più visibile è una coda, ininterrotta, a passo d’uomo, almeno a partire dalla stazione provvisoria delle autocorriere fino a piazza Verdi. Un buon chilometro. Nelle ore di punta dell’entrata mattutina in città la coda parte anche prima, da via Macello, da Rencio. Imbottigliati non solo gli automobilisti, ma pure i bus, urbani ed extraurbani, come minimo quelli diretti verso Oltradige, Bassa e Burgraviato. C’è ovviamente il bolzanino scaltro, che si infila nelle viuzze per evitare, creando trambusto anche lì: nelle vie Brennero, Dodiciville, Crispi, Sciliar, Laurino. Certi imboccano viale Stazione per evitare un tratto di coda, ma spesso invano, perché tanto, comunque, poi finiscono lo stesso imbottigliati in piazza Verdi. Tre i punti critici per il transito motorizzato: uscendo dal sottopasso di via Mayr Nusser, a sinistra sul ponte non si può più svoltare ma non tutti lo sanno. E la carreggiata in salita è ristretta a una corsia anziché due. Altro collo di bottiglia, davanti alla Camera di commercio. Anche qui, anziché due corsie verso ponte Druso, soltanto una. Percorsa da auto, bus, camion, ma pure dalle bici. Ad attraversare sono anche tantissimi turisti, pedoni diretti da piazza Walther al parcheggio Mayr Nusser o al posteggio dei Flixbus. Torme, costrette ad attraversare schivando i mezzi in coda che, fermi, ingombrano le zebre. Molto in difficoltà pure i numerosi turisti che affittano bici elettriche all’ex distributore proprio in mezzo alla piazza. Molti sono in là con gli anni, cercano la pace delle ciclabili altoatesine e danno la netta impressione di essere assai impauriti. Altro collo di bottiglia, doppio stavolta perché coinvolge sia transito motorizzato che ciclabile, da piazza Verdi verso ponte Loreto. In salita verso l’Isarco una corsia anziché due, con la ciclabile chiusa: sbarrata dai bidoni delle immondizie e transennata. Quasi nessuno percorre le zebre verso l’ex stazione carburanti, dove, eliminando i posteggi per car sharing e auto elettriche, si è ricavato un breve percorso pedo-ciclabile. I ciclisti più pigri, dopo aver attraversato partendo dal Teatro comunale, proseguono sul marciapiedi, dove però poi trovano i bidoni e infine gli escavatori. Gli altri, ed è l’aspetto più pericoloso, si gettano in strada, per un centinaio di metri. Corsie ristrette per le auto, e loro, a piedi, in bici, conducendo a piedi la bici, si fanno sfiorare da bus auto e scooter. Sperando che non gli capiti di peggio.
È sufficiente recarsi in piazza Verdi ad una qualsiasi ora del giorno, anche al di fuori degli orari di punta. L’effetto più visibile è una coda, ininterrotta, a passo d’uomo, almeno a partire dalla stazione provvisoria delle autocorriere fino a piazza Verdi. Un buon chilometro. Nelle ore di punta dell’entrata mattutina in città la coda parte anche prima, da via Macello, da Rencio. Imbottigliati non solo gli automobilisti, ma pure i bus, urbani ed extraurbani, come minimo quelli diretti verso Oltradige, Bassa e Burgraviato. C’è ovviamente il bolzanino scaltro, che si infila nelle viuzze per evitare, creando trambusto anche lì: nelle vie Brennero, Dodiciville, Crispi, Sciliar, Laurino. Certi imboccano viale Stazione per evitare un tratto di coda, ma spesso invano, perché tanto, comunque, poi finiscono lo stesso imbottigliati in piazza Verdi. Tre i punti critici per il transito motorizzato: uscendo dal sottopasso di via Mayr Nusser, a sinistra sul ponte non si può più svoltare ma non tutti lo sanno. E la carreggiata in salita è ristretta a una corsia anziché due. Altro collo di bottiglia, davanti alla Camera di commercio. Anche qui, anziché due corsie verso ponte Druso, soltanto una. Percorsa da auto, bus, camion, ma pure dalle bici. Ad attraversare sono anche tantissimi turisti, pedoni diretti da piazza Walther al parcheggio Mayr Nusser o al posteggio dei Flixbus. Torme, costrette ad attraversare schivando i mezzi in coda che, fermi, ingombrano le zebre. Molto in difficoltà pure i numerosi turisti che affittano bici elettriche all’ex distributore proprio in mezzo alla piazza. Molti sono in là con gli anni, cercano la pace delle ciclabili altoatesine e danno la netta impressione di essere assai impauriti. Altro collo di bottiglia, doppio stavolta perché coinvolge sia transito motorizzato che ciclabile, da piazza Verdi verso ponte Loreto. In salita verso l’Isarco una corsia anziché due, con la ciclabile chiusa: sbarrata dai bidoni delle immondizie e transennata. Quasi nessuno percorre le zebre verso l’ex stazione carburanti, dove, eliminando i posteggi per car sharing e auto elettriche, si è ricavato un breve percorso pedo-ciclabile. I ciclisti più pigri, dopo aver attraversato partendo dal Teatro comunale, proseguono sul marciapiedi, dove però poi trovano i bidoni e infine gli escavatori. Gli altri, ed è l’aspetto più pericoloso, si gettano in strada, per un centinaio di metri. Corsie ristrette per le auto, e loro, a piedi, in bici, conducendo a piedi la bici, si fanno sfiorare da bus auto e scooter. Sperando che non gli capiti di peggio.


