BOLZANO. Deve scontare sei mesi di carcere il trentaseienne pachistano accusato di omicidio stradale per la morte dell’architetto Stefano Bilato. Uno scontro fatale con le biciclette all’attraversamento di piazza Verdi. La tragedia si verificò quattro anni fa. Il 15 settembre 2021.

Ne è seguito un lungo processo, la condanna in primo grado e ora la sentenza della Corte d’Appello. All’imputato sono state riconosciute le circostanze attenuanti generiche: nonostante avesse una miriade di reati a suo carico – per mesi terrorizzò la città con furti e aggressioni – per il codice della strada invece risulta ufficialmente incensurato.

Ci sarebbe stato poi un concorso di colpa perché entrambi hanno eseguito la stessa manovra, seppur in direzioni opposte. A questo va aggiunto che l’imputato ha scelto il processo con rito abbreviato e perciò la pena è stata ridotta di un terzo. Da nove a sei mesi di reclusione.

L’assurda dinamica

Stefano Bilato, 62 anni, professionista bolzanino conosciutissimo in città, quel maledetto pomeriggio era in sella alla sua bici e stava arrivando in piazza Verdi da Ponte Loreto, percorrendo la ciclabile.

Giunto proprio davanti alle vetrine dell’ex sexy shop, dove allora c’era un attraversamento pedonale (ai tempi non esisteva la rotonda), ha svoltato a destra ed è uscito sulla strada.

In quel preciso istante, avuto il via libera dal semaforo, il giovane straniero ha fatto il percorso inverso in sella ad una mountain bike e ha “tagliato” piazza Verdi. Bilato è stato colpito dalla ruota del pachistano nella parte anteriore sinistra della bici, ha perso l’equilibrio ed è caduto su un lato, rovinando sull’asfalto e battendo il capo con violenza inaudita.

Un dramma dalla dinamica assurda che si è consumato in pochi istanti, davanti agli occhi di decine di passanti e di automobilisti in uno dei punti più trafficati e pericolosi della città. L’architetto morì sul colpo.

I rilievi della Polizia Municipale furono molto utili per ricostruire esattamente la dinamica. Fascicoli, testimonianze e ricostruzioni utilizzate anche durante il processo che si è chiuso definitivamente dopo circa quattro anni.

La vita criminale del 36enne

Il 36enne pachistano ha dovuto rispondere di una serie interminabile di reati in questi anni. Tanto che in carcere era finito ben prima della condanna definitiva per omicidio stradale.

Le sue scorribande infatti avevano messo in allarme la città nel corso del 2021 e oltre. Minaccia e violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate e rapina aggravata.

Il primo episodio che lo vide protagonista si verificò sempre in piazza Verdi, dove l’uomo aveva aggredito prima una guardia giurata e poi quattro poliziotti della Squadra volante della questura. Non soddisfatto, il trentaseenne aveva colpito anche alcune persone presenti, minacciandole di morte.

A fine settembre, invece, sempre a Bolzano, di mattino, aveva aggredito un uomo, picchiandolo selvaggiamente con degli oggetti e prendendolo a calci. Poi gli aveva rubato alcune centinaia di euro e lo aveva lasciato esanime e sanguinante, a terra, con gravi lesioni.

Poche ore più tardi, nel pomeriggio dello stesso giorno, aveva aggredito come una furia un altro uomo, con oggetti contundenti, tra cui anche un bastone.

Nella notte tra venerdì 8 e 9 ottobre 2021, nemmeno un mese dopo l’incidente, era stato protagonista di una notte brava. Ricercato per ore, fermato e denunciato perché visto aggirarsi per il centro con un coltello in mano, il pachistano era però stato rilasciato.

E aveva scatenato tutta la sua furia, andando a danneggiare alcune delle tabaccherie che aveva incontrato sul suo cammino. Tra gli ultimi episodi quello in piazza IV Novembre, dove aveva mandato in frantumi il distributore di sigarette.

Gli inquirenti fanno sapere che mesi dopo aveva spaccato la bottiglia in testa a un ragazzo, causandogli ferite che avevano costretto la sua vittima a un lungo soggiorno in ospedale.

E poi, in piazza Walther, sotto l’effetto di alcol o droghe, s’era messo a lanciare porfidi contro i passanti alle persone e spintonare i ciclisti.

Per il codice della strada però risulta incensurato. Da qui il riconoscimento delle attenuanti generiche nel processo per l’incidente che portò alla morte di Stefano Bilato.