BOLZANO. "Nessuno si deve preoccupare. Le pietre, tutte le pietre della piazza sono conservate. E, immagino, pronte ad essere riutilizzate". Mario Begher, direttore dell'ufficio infrastrutture e arredo urbano del Comune è così sicuro che la pavimentazione originale di piazza Vittoria è integra, per la semplice ragione che è stato lui a toglierla e poi a riporla dove adesso si trova: nel deposito municipale di viale Trento, sotto l'autostrada. "E i progettisti del nuovo spazio urbano che sorgerà in superficie, appena terminati i lavori di scavo del garage interrato - spiega - mi hanno già chiesto stato di conservazione e dimensioni. Ragione per cui penso potrebbero tornare lì, al loro posto, sotto il monumento". Accadde 10 anni fa che quelle lastre, tutte di pietra viva, furono rimosse. Erano lì dal giorno in cui la piazza fu inaugurata e messa a disposizione della città dopo la conclusione dei lavori, tutto intorno, in corso Libertà e in via Battisti da parte degli architetti del team di Marcello Piacentini. Poi la trasformazione di quel luogo in parcheggio, i segni per i posti auto, i cartelli, l'uso continuo, la non pedonalizzazione avevano infine reso il fondo instabile. "Era anche pericoloso camminarci - ricorda Elmar Pichler Rolle, allora vicesindaco e coordinatore , con lo stesso ingegner Begher, del sopralluogo - e dunque si decise di rimuovere tutte le lastre. Alcune traballavano. Potevano provocare incidenti e causare danni alle persone. Ma furono catalogate e riposte in sicurezza". E lì, nel deposito, sono state protette. "Sono coperte da strutture in pellet e da altro materiale termorepellente - dice Begher - anche se non numerate ad una ad una. Sono comunque riconoscibili. Perchè da una parte ci sono quelle chiare che costituivano le cornici del disegno originario e poi le scure, che invece stavano all'interno". Insomma, niente pare sia andato perso. E' probabile, ma devono ancora essere valutati i costi, che il progetto di riarredo urbano della piazza tenga conto di questo materiale autentico. E che costituisce testimonianza di un insieme costruttivo che ha fatto del luogo uno degli esempi più puri e incontaminati di architettura modernista urbana. E' questo, il fatto di costituire un "insieme", fatto di vuoti e pieni, di piazza e edifici tutti contemporanei e tutti nati da un medesimo progetto costruttivo, ad aver sollevato le perplessità degli architetti più attenti alla conservazione e allo studio del movimento razionalista a Bolzano: "La piazza deve restare vuota e essere, quanto più possibile, ripristinata nel suo disegno anche a terra. Queste piazze non hanno bisogno di essere riarredate - hanno detto Carlo Azzolini e Oswald Zoeggeler - per la semplice ragione che il loro arredo è il vuoto. Il pieno è la cornice dei palazzi intorno...". Sul piano architettonico, Mario Begher ha alcune osservazioni da fare: "Non entro nel merito del dibattito, io sono un tecnico. Dico solo che, sul fonte estetico, sembra valere tutto e il contrario di tutto. Per alcuni piazza Tribunale è troppo vuota, per altri piazza Mazzini è troppo piena...". Resta la questione del verde. Il progetto approvato in consiglio comunale prevede di piantare due filari di alberi a chiudere lo spazio. "Questo non va - dice chi contesta la scelta - perchè piazza Vittoria è già stata divisa simmetricamente in spazio verde e in spazio selciato. C'è un bel parco sotto il monumento che si protende verso Cappelli. Non roviniamo questo disegno con alberi piantati in giro...". Per il direttore dell'ufficio infrastrutture questa può essere un'obiezione: "Ma teniamo conto che le piante che si vedono nel rendering sono poste a schermo delle vie a fianco...". In ogni caso sono stati già richiesti all'ingegnere dimensioni e numero delle lastre di pietra che coprivano la piazza. Non tutte potranno essere rimontate perchè c'è da tener conto delle griglie di aerazione del garage e delle uscite per le auto a fianco. Ma anche il riuso comunque della pavimentazione anni Trenta, sarebbe comunque un segno di rispetto dell'integrità architettonica e un indice del mutamento della sensibilità collettiva di fronte alle testimonianze del passato della città.(p.ca)