Bolzano. "Ecco, guardi come quella signora sta arrivando in albergo...". Francesco D'Onofrio indica un’anziana turista appena apparsa oltre le scale del garage interrato di piazza Walther. Si ferma a prendere fiato, la valigia ai piedi. É caldo, è affannata, probabilmente è salita dal terzo piano. «Ecco, tutto questo non è degno di una città come Bolzano. Non avere un ascensore, qui, che più in centro non si può...», dice l'anima e il cuore dell'Hotel Città. Ma è la piazza che rischia di perderla l'anima. L'idea è che vada avanti per inerzia. Perché non può non farlo. È il “salotto”, l'unico punto di riferimento plausibile, la porta turistica e lo snodo urbano. Talmente piena di gente che sembra che a nessuno importi di riempirla di cose. Così che, a poco a poco, stanno mancando quelle indispensabili. Come la manutenzione, ad esempio. Per dire: la piccola fontana che fa scorrere l'”acqua di Bolzano” è rotta, stop, chiusa. Da settimane, se non da mesi, è coperta dalle transenne, neanche fosse un cantiere. E sì che le proteste sonno arrivate. Niente. «Manca una regia» dice Franco Collesei, altra anima, ma del Walthers’. Ieri, altro esempio: un camion stava montando sul lato destro della statua del menestrello una pedana. Peccato che, dal lato sinistro, ve ne sia una fissa. Lì da tempo immemorabile. In qualche festa dello speck qualcuno ci era salito per suonare, magari. Quest'ultima non è che faccia un bel vedere. «Beh, è proprio brutta. Un pugno in un occhio». Piazza Walther ormai è così: sembra sempre più un set in perenne attesa di qualcosa. Che poi arriva, dai fiori ai tennisti, ma poi tutto resta come la mattina dopo un carnevale andato non troppo bene. Con residui del passato spettacolo ovunque. «Vuole che faccia un elenco?», dice sempre Collesei, conosciuto come "il rosso". Eccolo: i new jersey sono lì, alla fine della piazza, come testimoni muti di qualcosa che non c'è; non difendono più nulla anche perché non sono più posti in orizzontale ma in verticale, così che tutti i mezzi possano passare. E dunque? Poi le panchine. Ecco non ci sono. «Molti ci chiedono perché non le installano. Quelle che ci sono sono scomode, bollenti d'estate e gelide d'inverno. E sono ai margini - osserva D'Onofrio - invece che centrali. Magari potrebbero stare davanti al monumento. Così, invece, chi vuole riposarsi è costretto a sedersi al bar. E non sempre c'è posto». A proposito di Hotel Città. Un paio d'anni fa il suo gestore aveva chiesto all'ufficio Patrimonio di poter far esaminare un progetto per l'installazione di un ascensore nei pressi dell'albergo ma che poi avrebbe servito tutti i clienti del garage. «Mi hanno risposto che ci pensavano e che stavano esaminando un progetto organico per la piazza». Niente. Forse cambierà qualcosa con l'ulteriore proposta giunta da Palais Campofranco di collegare il loro piano sotterraneo coi garage attraverso un ascensore e un by pass sotto la piazza. Dunque il tema è la regia. «Servirebbe un commissario alla piazza», dicono i gestori dei bar. Nel senso che servirebbe un coordinamento tra enti e uffici in cui spesso l'uno non sa cosa fa l'altro. «E magari l'Azienda di soggiorno e il Comune potrebbero condurre proposte organiche di marketing non estemporanee. E farlo adesso, d'estate» dice Collesei. E perchè? «Perchè siamo pieni di turisti italiani. Quelli che poi bisognerà far arrivare per il Mercatino...». Ma poi D'Onofrio si guarda intorno: «Certo, si sente la mancanza di un piano organico da parte della mano pubblica, di un coordinamento anche sul piano dell'arredo urbano e della manutenzione. Ma...- aggiunge - anche noi privati potremo fare di più, a volte. Dico: in termini di ordine, pulizia, omogeneità delle sedie e degli ombrelloni. Ecco, occorrerebbe un tavolo comune tra noi e le istituzioni». Intanto, dal camion sta scendendo un'altra pedana, quella fissa resta lì inutilizzata, la fontana attende forse il ghiaccio dell'inverno per riprendere a zampillare e le signore hanno sempre il fiatone quando risalgono dal garage.