BOLZANO. L'amministrazione comunale di Laives sarebbe stata colta di sorpresa dalla decisione di Poste italiane, di chiudere l'ufficio postale a Pineta dal prossimo aprile. Dice a proposito il sindaco Liliana Di Fede: «Anche se non è competenza del Comune, farò tutto il possibile per cercare di evitare questa chiusura che penalizzerebbe tutti gli abitanti di Pineta. La ritengo infatti una decisione scellerata, visto che Pineta ha 2 mila abitanti, cioè come un comune altoatesino di medie dimensioni. Ne parlerò in sede di Consorzio dei Comuni e cercherò di coinvolgere anche il presidente della Provincia Kompatscher affinché si possa evitare questa chiusura». Molto severo anche il comunicato del consigliere Franco Magagna (La civica) che a Pineta abita e lavora con il locale comitato civico. «Per Pineta la chiusura dello sportello postale è un balzo all’indietro di decenni - scrive Magagna - una decisione che metterà in difficoltà qualche migliaio di cittadini, in particolare tutte le persone anziane, e sono molte, tenuto conto anche del forte sviluppo urbanistico di Pineta. Recriminare ora è come chiudere la stalla quando oramai i buoi sono scappati; affermiamo questo perché già ad inizio del mandato La Civica sollevò la questione in quanto con la privatizzazione delle Poste era più che prevedibile quanto ora sta puntualmente accadendo. Io stesso, in veste di consigliere comunale prospettai il trasferimento dell'ufficio postale di Pineta in Via Brennero, in prossimità di banca, farmacia e tabacchino, dove si trovavano dei locali sfitti. Questo avrebbe aumentato enormemente l’affluenza sia per il passaggio veloce per e da Bolzano sia per il raggruppamento di servizi come banca tabacchino e farmacia, e in più con la facilità di parcheggio e sicuramente ora non si parlerebbe di chiusura. La Civica iniziò una procedura in questo senso assieme all'allora assessore Sara Endrizzi: vi furono contatti diretti con Poste Italiane presso la sede di Roma e in seguito fummo indirizzati alla sede delle Poste del Triveneto dove ci chiesero una ricerca di marketing relativamente ai vantaggi economici che avrebbe avuto Poste Italiane in seguito a tale operazione e noi iniziammo una procedura con la reale possibilità di realizzare lo spostamento dell'ufficio in via Brennero. PoI l’assessora Endrizzi fu costretta a dimettersi per evitare una crisi di giunta e venne rimpiazzata con una componente di altro partito che a sua volta si dimise dopo alcuni mesi lasciando tutto in una confusione totale. Ci fu anche chi frenò per la sola preoccupazione che l’affitto attuale fosse perso e andasse a beneficio di privati. A quel punto tutti i nostri sforzi vennero bloccati. Certo piangere sul latte versato non serve a nulla - conclude Magagna - ma si eviti almeno di dire che in questi cinque anni abbiamo lavorato bene».