BOLZANO. Solo lievi oscillazioni per il numero di separazioni e divorzi registrati in Alto Adige nel corso degli ultimi dieci anni, e resta stabile anche l’attività dell’Asdi, l’Associazione separati e divorziati italiani, che nel corso di una recente conferenza stampa ha presentato il bilancio relativo al 2018. Occasione che il presidente Elio Cirimbelli ha colto per rompere per la prima volta il silenzio rispetto al tema della necessità di un sostegno nella mediazione familiare, rivolgendosi direttamente alla Provincia.
L’Asdi, presente a Bolzano da 32 anni, è stato il primo servizio specializzato su tutto il territorio provinciale e nazionale a occuparsi in modo professionale della sofferenza di cui il nucleo familiare è vittima quando si disgrega. «Oggi il fenomeno è riconosciuto da tanti – spiega Cirimbelli –, ma molti propinano ricette quasi preconfezionate, come il disegno di legge Pillon, assai discutibile. Statisticamente abbiamo visto che il trend delle separazioni tra coniugi è pressoché stabile: 519 nel 2018, 510 l’anno precedente, 583 nel 2016. Nel 2008 erano 720. Non abbiamo dati certi sulle separazioni tra conviventi, però, perché per legge non sono obbligati a regolamentare la fine della loro unione. In base alla nostra esperienza riteniamo sia sempre importante – a tutela sia dei figli, ma anche dei genitori – regolamentare la loro separazione. Tanto più che non è indispensabile avvalersi dell’assistenza di un legale. Il cosiddetto ceto medio sta scomparendo, e si allarga sempre più la forbice tra ricchi e poveri. Quando poi ci si separa, i ricchi saranno un po’ meno ricchi, ma i poveri sempre più poveri. Mai come in questo ultimo triennio abbiamo toccato con mano situazioni di estrema povertà: persone costrette a vendere la casa o costrette a dormire in auto, persone che hanno perso il lavoro o indebitate a seguito di devianze. L’Asdi cerca di aiutare le persone che vivono in uno stato di difficoltà anche dal punto di vista abitativo ad avere un luogo decoroso, anche se temporaneo, dove ospitare i figli. Ma purtroppo se non cambiano le normative provinciali e comunali il canone che queste persone sono costrette a far fronte, che non è quasi mai inferiore ai 500 euro pur comprendendo le utenze, è difficilmente sostenibile. Lanciamo anche un appello a chi non è in grado di versare il contributo mantenimento per i figli, e per tale motivo l’ex coniuge riceva l’anticipo sul contributo di mantenimento dei figli minori a carico da parte della Provincia: non si sottovalutino i solleciti che gli uffici provinciali inviano al genitore inadempiente, perché la Provincia, se non c’è risposta, è obbligata a procedere con una denuncia in Procura. Il 2018 è stato un anno intenso anche per quanto riguarda gli invii da parte dei servizi sociali a percorsi di mediazione familiare; si tratta però di coppie che presentano un altissimo tasso di conflittualità e pertanto spesso non mediabili. Si è però riscontrato un proficuo dialogo tra i mediatori familiari e gli assistenti sociali del territorio con il reciproco impegno di lavorare maggiormente in rete e nell’ottica di fare prevenzione. È risultata preziosa la collaborazione da parte di alcuni volontari (più di 600 ore). In tutti questi anni non mi sono mai sbilanciato pubblicamente, ma oggi vorrei lanciare un appello alla Provincia affinché gli uffici preposti facciano un ulteriore sforzo e aumentino in percentuale i contributi. Chiediamo più risorse per poter continuare a garantire al meglio le prestazioni di mediazione familiare alle coppie e alle famiglie che provengono dal resto della provincia e che a volte sono inviate anche dai comprensori e dal Tribunale. Non vorremmo essere costretti a non garantire più queste prestazioni perché non abbiamo copertura finanziaria».
L’Asdi, presente a Bolzano da 32 anni, è stato il primo servizio specializzato su tutto il territorio provinciale e nazionale a occuparsi in modo professionale della sofferenza di cui il nucleo familiare è vittima quando si disgrega. «Oggi il fenomeno è riconosciuto da tanti – spiega Cirimbelli –, ma molti propinano ricette quasi preconfezionate, come il disegno di legge Pillon, assai discutibile. Statisticamente abbiamo visto che il trend delle separazioni tra coniugi è pressoché stabile: 519 nel 2018, 510 l’anno precedente, 583 nel 2016. Nel 2008 erano 720. Non abbiamo dati certi sulle separazioni tra conviventi, però, perché per legge non sono obbligati a regolamentare la fine della loro unione. In base alla nostra esperienza riteniamo sia sempre importante – a tutela sia dei figli, ma anche dei genitori – regolamentare la loro separazione. Tanto più che non è indispensabile avvalersi dell’assistenza di un legale. Il cosiddetto ceto medio sta scomparendo, e si allarga sempre più la forbice tra ricchi e poveri. Quando poi ci si separa, i ricchi saranno un po’ meno ricchi, ma i poveri sempre più poveri. Mai come in questo ultimo triennio abbiamo toccato con mano situazioni di estrema povertà: persone costrette a vendere la casa o costrette a dormire in auto, persone che hanno perso il lavoro o indebitate a seguito di devianze. L’Asdi cerca di aiutare le persone che vivono in uno stato di difficoltà anche dal punto di vista abitativo ad avere un luogo decoroso, anche se temporaneo, dove ospitare i figli. Ma purtroppo se non cambiano le normative provinciali e comunali il canone che queste persone sono costrette a far fronte, che non è quasi mai inferiore ai 500 euro pur comprendendo le utenze, è difficilmente sostenibile. Lanciamo anche un appello a chi non è in grado di versare il contributo mantenimento per i figli, e per tale motivo l’ex coniuge riceva l’anticipo sul contributo di mantenimento dei figli minori a carico da parte della Provincia: non si sottovalutino i solleciti che gli uffici provinciali inviano al genitore inadempiente, perché la Provincia, se non c’è risposta, è obbligata a procedere con una denuncia in Procura. Il 2018 è stato un anno intenso anche per quanto riguarda gli invii da parte dei servizi sociali a percorsi di mediazione familiare; si tratta però di coppie che presentano un altissimo tasso di conflittualità e pertanto spesso non mediabili. Si è però riscontrato un proficuo dialogo tra i mediatori familiari e gli assistenti sociali del territorio con il reciproco impegno di lavorare maggiormente in rete e nell’ottica di fare prevenzione. È risultata preziosa la collaborazione da parte di alcuni volontari (più di 600 ore). In tutti questi anni non mi sono mai sbilanciato pubblicamente, ma oggi vorrei lanciare un appello alla Provincia affinché gli uffici preposti facciano un ulteriore sforzo e aumentino in percentuale i contributi. Chiediamo più risorse per poter continuare a garantire al meglio le prestazioni di mediazione familiare alle coppie e alle famiglie che provengono dal resto della provincia e che a volte sono inviate anche dai comprensori e dal Tribunale. Non vorremmo essere costretti a non garantire più queste prestazioni perché non abbiamo copertura finanziaria».

