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BOLZANO. Controllare ed eliminare il dolore nei malati cronici ed in quelli terminali. Una questione che non si discute, di assoluta civiltà, basti pensare che in Alto Adige le persone che hanno bisogno di cure palliative sono più di duemila l'anno. Materia delicata, da approfondire senza campanilismi. Brigitte Foppa (Verdi) nelle scorse settimane ha ricordato alla politica che il reparto palliative dell'ospedale di Bolzano sarà trasferito temporaneamente al Centro riabilitazione di via Fago, per consentire i lavori di ristrutturazione del Padiglione W che oggi ospita proprio le palliative. «Ma così - ha detto la consigliera provinciale - non si accoglie la richiesta di un hospice, per il quale l'associazione “Il papavero-Der Mohn” ha raccolto 25.000 firme. Per questo chiedo all’assessore alla sanità Martha Stocker quale sia il progetto della giunta e quali mezzi saranno impegnati negli anni a venire».
La Stocker spiega che la giunta vuole offrire accompagnamento al fine vita non solo a Bolzano, ma in tutta la provincia, e lo vuol fare a casa dei malati, facendo in modo che anche un medico di base o un'infermiera possano accompagnare i pazienti.
Vicende complesse, articolate che hanno bisogno della spiegazione chiara di chi conosce bene la materia.
Massimo Bernardo, geriatra, ha fondato la sezione cure palliative dell'ospedale San Maurizio che segue con una reperibilità di 24 ore su 24, sabato e domenica inclusi.
«Penso che i malati terminali abbiano il diritto di vivere gli ultimi mesi e gli ultimi istanti della loro vita senza soffrire. E lavoro a questo con tutta la mia equipe».
Dottore, cosa si aspetta dalla riforma della sanità che la Stocker sta per varare? «Maggior interesse verso le persone che hanno necessità di cure palliative, più di duemila all'anno in tutta la provincia, ed un maggior sostegno agli operatori che quotidianamente si impegnano per portare loro l'aiuto necessario».
Con la legge 38 del 2010 ed i successivi decreti attuativi - spiega il medico - tutte le Regioni e le Province autonome sono obbligate ad organizzare sul loro territorio una rete per assicurare a tutti i i cittadini la possibilità di accedere alle cure palliative, ovunque essi si trovino. «Significa, per un principio di giustizia ed equità, che sia il residente che vive a Bolzano che la persona che vive nel maso di montagna, in caso di necessità debbano avere un'assistenza adeguata per alleviare non solo la sofferenza fisica, ma anche quella psicologica, spirituale e sociale che si accompagna alle malattie croniche inguaribili. Ovviamente questo riguarda anche tutti gli anziani residenti nelle case di riposo e le persone ricoverate in ospedale. Per raggiungere questo obiettivo - continua Bernardo - la soluzione è quella di realizzare una rete assistenziale composta di persone con competenze specifiche (medici specialisti in cure palliative, medici di medicina generale, infermieri, psicologi, ecc..) che raggiungano questi malati e le loro famiglie».
Ed a che punto siamo, in Alto Adige?
«Il piano che contiene le linee guida per l'attuazione di questo progetto è pronto, ma siamo in attesa che venga discusso ed approvato dalla giunta provinciale. Se attuato, come già accade in molte regioni italiane e nella maggior parte dei paesi europei e nordamericani, oltre ad aver un maggior soddisfazione da parte degli utenti, riuscirà a realizzare notevoli risparmi grazie ad un miglior utilizzo delle risorse disponibili. E visti i tempi questo non è un aspetto trascurabile. Ovviamente per realizzare la rete servono risorse iniziali, utili soprattutto a potenziare i servizi sul territorio, e quindi l'assistenza domiciliare, dato che la maggioranza delle persone malate vuole restare tra le pareti di casa».
Un aspetto fondamentale è poi che questi malati devono essere raggiunti il più precocemente possibile, perché il diritto ad una buona qualità della vita vale fin dalle fasi iniziali della malattia e non negli ultimi giorni. «Deve pertanto essere accantonata quella idea assurda che le cure palliative siano sinonimo di fine vita. Al contrario, se applicate precocemente, restituiscono qualità e senso all'esistenza delle persone». Tornando a Bolzano, cosa cambierà nelle prossime settimane? «Per quanto riguarda la nostra situazione, entro la fine del 2014 ci trasferiremo temporaneamente nel nuovissimo Centro di via Fago per dare la possibilità di ristrutturare i locali del Padiglione W, all’ospedale, dove attualmente ci troviamo. Questo permetterà non solo di adeguare la struttura ai requisiti previsti dal ministero, ma anche di avere una casa più accogliente e funzionale per i malati e loro famiglie e per noi operatori. I lavori dovrebbero durare sei mesi e costringeranno tutti ad affrontare alcuni disagi, ma penso sia un fastidio sopportabile per avere poi una struttura migliore».
Ci raccontano che i familiari dei malati che avete perso vi passano a trovare. E vero? «Sì. A Natale qui c'è una ressa che non v'immaginate. E un mondo ricolmo di sensazioni: da noi nessuno è mai solo. Questa è la verità». Dottore, lei ha ancora paura della morte? «Sì come tutti. Ho paura».
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