BOLZANO. Nel corso degli ultimi mesi sono state molte, e in molteplici campi di intervento, le notizie riportate su questo stesso giornale che hanno messo al centro dell'attenzione la donna, e la presenza femminile all'interno delle istituzioni, dei cda delle aziende partecipate e nei ruoli chiave della collettività. Nel frattempo sono stati numerosi i seminari, le conferenze e i dibattiti pubblici, che hanno raccontato come la questione femminile stia ormai in marcia verso un progressivo riequilibrio rispetto a quella maschile nei temi del lavoro e dell'occupazione, attraverso leggi ad hoc che premiano la stabilizzazione di donne o l'assunzione di lavoratrici precarie, e dell'economia in generale, attraverso strumenti di incentivazione all'imprenditoria femminile.

Ma c'è un dato che ancora risulta mortificante, ed è quello della presenza femminile all'interno del consiglio provinciale, che attualmente si limita a solo sette consigliere su 35. E' sulla scorta di questa evidenza che l'”Alto Adige” vuole lanciare un appello alla politica perché lavori per riportare equilibrio. Le prossime elezioni provinciali saranno il banco di prova della nuova legge elettorale, che ha già imposto le “quote rosa” nelle liste dei partiti per un minimo del 30% dei candidati, ma senza nessun meccanismo di garanzia della rappresentanza. L'elettore potrà scegliere lo stemma del partito e fino a quattro candidati della lista, senza però vincolo di genere.

Nel frattempo in Trentino si discute la possibilità di una riforma che preveda la doppia preferenza, e il risultato appena sfornato dalle elezioni romane, che hanno portato Ignazio Marino in Campidoglio, ha dimostrato che quella della doppia preferenza è la strada per dare spazio alle donne in politica: se prima infatti nel consiglio comunale di Roma erano solo 4 su 60 le consigliere, oggi sono 13 su 48, che in termini percentuali significa passare dal 7 al 27% della rappresentanza femminile.

Il meccanismo, riportato in chiave altoatesina, si tradurrebbe in un vincolo per l'elettore che al momento di segnare la preferenza sui candidati, sarebbe tenuto ad effettuare la scelta della seconda preferenza nel settore rosa, selezionando una o due donne dopo aver marcato i nomi dei due candidati uomini, oppure astenersi dal farla. I tempi tecnici per presentare una proposta entro le prossime elezioni sono ormai proibitivi, ma indipendentemente da quando una tale riforma potrebbe vedere la luce, un impegno in questo senso appare ormai come un passo indispensabile per imprimere una svolta “culturale” ad una situazione ingessata. Il rischio, ascoltando le voci delle consigliere provinciali attuali e candidate, è che la legge elettorale attuale, per com'è congegnata, trasformi la donna in comprimario dei nomi noti in cima alla lista, senza reali chance di essere eletta.

Qualcuno dice che con questa nuova legge si stia ottenendo l'effetto di disincentivare l'impegno femminile in politica, ma non mancano i critici che definiscono antidemocratica l'imposizione rosa all'elettore. Un dato certo è però che esiste un divario, sul fronte delle pari opportunità, da colmare, e che spetta alla politica fare il passo. Non basterà, sicuramente, perché le pari opportunità passano da donne di spessore che abbiano voglia di dedicare tempo alla politica, e da partiti che abbiano voglia di riformarsi per fare loro spazio; con l'obbiettivo finale di arrivare ad vedere un giorno in cui le quote rosa e i vincoli si rendano inutili grazie ad un elettorato più consapevole, ma per arrivarci è necessario che quello stesso elettorato venga accompagnato a destinazione.

Magari forzando un po’.